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L’IMPATTO CONTABILE DELLE MORATORIE

L’IMPATTO CONTABILE DELLE MORATORIE

L’IMPATTO CONTABILE DELLE MORATORIE

Le imprese che rientrano nelle definizioni comunitarie (raccomandazione 2003/361/CE) di micro, piccole e medie imprese (PMI), appartenenti a tutti i settori e con sede in Italia hanno potuto, in forza delle disposizioni del DL 18/20 (Cura Italia), richiedere la sospensione sino al 30 settembre del pagamento dei canoni di leasing o delle rate relativi ai mutui e altri finanziamenti a rimborso rateale.

Esaminiamo di seguito in breve le implicazioni contabili di tali opportunità.

MUTUI

Ai fini del trattamento contabile, occorre distinguere il trattamento contabile a seconda che si tratti o meno di una modifica sostanziale dei termini contrattuali del debito e a seconda che l’impresa applichi o meno il criterio del costo ammortizzato. Per quanto riguarda il primo punto, le moratorie non dovrebbero essere considerate una modifica sostanziale dei termini contrattuali, perché comportano essenzialmente il solo differimento temporaneo del rimborso delle rate. Con riferimento al secondo aspetto, il costo ammortizzato è obbligatorio unicamente per le società che redigono il bilancio in forma ordinaria, mentre le società che adottano il bilancio in forma abbreviata e le micro-imprese hanno la facoltà di non applicare tale criterio.

In assenza di modifica sostanziale e di non applicazione del costo ammortizzato, l’effetto derivante dall’allungamento del piano di ammortamento deve essere rilevato per competenza lungo la durata del finanziamento, per cui occorre unicamente imputare a conto economico gli interessi maturati anche nel periodo di moratoria. Gli eventuali costi di transazione (es.commissioni) sono riscontati, a quote costanti, lungo la vita residua del debito, ad integrazione degli interessi passivi.

In assenza di modifica sostanziale e di applicazione del costo ammortizzato, l’impresa deve ricalcolare (al tasso iniziale) il valore attuale del finanziamento a seguito della revisione della stima dei flussi finanziari futuri conseguente alla moratoria. La differenza tra il nuovo valore attualizzato ed il precedente valore contabile deve essere rilevata a conto economico negli oneri e proventi finanziari. I costi di transazione sono ammortizzati lungo la durata del debito secondo il criterio del tasso di interesse effettivo.

LEASING

In tema di leasing, utili indicazioni possono essere trovate nello studio del Cndcec pubblicato nel febbraio 2011 a seguito della moratoria del leasing ex legge 102/2009. La sospensione del pagamento della quota capitale implicita nei canoni di leasing finanziario potrebbe essere rappresentata con differenti modalità:

1) Sospensione intesa come evento meramente finanziario. Durante il periodo di sospensione, la differenza tra gli importi che sarebbero stati dovuti in assenza di moratoria e quelli effettivamente corrisposti a seguito dell’adesione alla moratoria viene iscritta tra le passività dello stato patrimoniale. I pagamenti del periodo di prolungamento del contratto sono da intendere come un rimborso della passività “fittizia” generata nel corso della moratoria.

2) Rimodulazione dei canoni di leasing imputati a conto economico. L’impresa ridetermina, a fronte dell’allungamento del contratto, i costi di competenza dell’esercizio imputabili al godimento di beni di terzi, comprensivi dei canoni di leasing ancora dovuti, degli interessi maturati nel periodo di moratoria e della parte dell’eventuale maxi-canone iniziale residuo.

3) Sospensione come interruzione del contratto originario. Nel periodo della moratoria, l’impresa iscrive in conto economico esclusivamente gli interessi addebitati in fattura, prediligendo di fatto la competenza finanziaria a quella economica.

La soluzione ritenuta preferibile nello studio del Cndcec è quella della rimodulazione dei canoni di leasing imputati a conto economico in quanto ritenuta più in linea con il criterio del pro-rata temporis.

Sulla base di tale trattamento contabile, l’impresa deve rilevare in contabilità nel corso dell’esercizio il costo per canone di leasing pari alla somma dei valori riportati nelle fatture ricevute dalla società di leasing, che comprendono, per il periodo di sospensione, solo la quota interessi.

Contemporaneamente, il totale degli importi ancora dovuti dall’impresa alla società di leasing alla data di effetto della moratoria deve essere ripartito pro-rata temporis lungo la durata residua “prolungata” del contratto di leasing. Ciò significa dapprima determinare un costo residuo del contratto di leasing alla data dell’avvio della moratoria pari ai canoni ancora da corrispondere e alla quota di maxi-canone ancora da ammortizzare al momento della sospensione. Successivamente, tale costo totale deve essere ripartito sull’intera durata residua del contratto a partire dal periodo di sospensione e fino alla data del riscatto finale, in modo che la quota parte di competenza del costo totale sia imputata a conto economico anche nel periodo di moratoria.

L’impresa deve pertanto procedere – in corrispondenza delle proprie scadenze contabili – ad effettuare delle scritture di assestamento in osservanza del principio di competenza pro-rata temporis, al fine di rimodulare – considerando la maggior durata dei contratti – l’imputazione a conto economico dei canoni di leasing residui posticipati al termine del periodo di moratoria e dell’eventuale risconto iscritto a fronte di maxi-canoni versati.

Adottando questa soluzione, il conto economico della Società risulta in grado di esporre un costo di competenza per tutta la durata effettiva dell’utilità economica del bene, coprendo anche il periodo temporale della moratoria.A

A cura del Dott. Marco Speca

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