linkedinPx Il rapporto banca-impresa ai tempi della pandemia - Noverim
Il rapporto banca-impresa ai tempi della pandemia

Il rapporto banca-impresa ai tempi della pandemia

Il rapporto banca-impresa ai tempi della pandemia

Da quando è cominciata l’emergenza sanitaria, due sono stati i principali effetti che si sono venuti a creare nei rapporti tra imprese e sistema bancario.

 Il primo effetto ha riguardato il numero dei nuovi finanziamenti concessi alle aziende dal sistema bancario con la garanzia del Fondo di Garanzia, un numero ormai prossimo ad arrivare alla cifra di 100 miliardi.  Alla data del 23 ottobre 2020 i finanziamenti concessi avevano infatti superato i 95 miliardi a seguito di 1.191.000 domande, di cui 952 mila relativi a importi fino a 30 mila euro (quindi per microimprese), per un importo complessivo di 18,6 miliardi. A tali cifre occorre aggiungere la stima effettuata recentemente di ulteriori 60 miliardi di crediti che si prevede richiederanno accesso alle garanzie pubbliche nei primi 6 mesi del 2021.

Ora, a prima vista tali crediti potrebbero sembrare privi di rischio per le banche. Il Fondo di Garanzia è detenuto dal Ministero dello Sviluppo Economico e quindi in caso di default dell’impresa cliente, si presume un intervento del Fondo a copertura. Tuttavia, diversi sostengono che circa il 15-20% delle garanzie si rivelerà nella realtà alla fine inefficace e non onorato a causa della complessità degli adempimenti richiesti e per le difficoltà delle banche nella gestione di queste garanzie a livello procedurale. Si cela pertanto nei bilanci bancari un più o meno grande rischio operativo latente e nessuno è in grado di prevederne ad oggi l’entità in quanto il controllo sull’efficacia e la correttezza documentale delle garanzie non viene svolto quando il prestito viene concesso ma sarà effettuato solo alla fine quando eventualmente andrà in default. In particolare, gli interrogativi riguardano la mole di piccoli prestiti fino a 30 mila Euro garantiti al 100% dal Fondo di Garanzia.

 Il secondo effetto ha riguardato i finanziamenti in essere pre-Covid sui quali in moltissimi, se non tutti i casi, ha operato la possibilità data per legge di ottenere le moratorie fino al 31 gennaio 2021.

Molti hanno già evidenziato che se la pandemia durerà, anche solo nella gravità attuale in Italia, oltre il nuovo termine delle moratorie, la situazione sarà disastrosa sia per le aziende che per le banche, che sono legate fra loro in maniera indissolubile. Se le aziende non rimborseranno i prestiti, allora non saranno più bancabili. Ciò però provocherà un problema anche nei conti delle banche, al cui interno in base alle norme imposte attualmente dal regolatore europeo, si presenterà la necessità di procedere a significative svalutazioni di crediti. Crediti che si aggiungeranno ai miliardi di NPL, cioè di crediti inesigibili, già attualmente presenti nei bilanci bancari.

 Le soluzioni auspicate da più parti sono due:

- da una parte che le moratorie durino per tutto il tempo di durata della pandemia;

- che le normative ed i principi regolatori dei bilanci bancari (in particolar modo quelli relativi alla classificazione dei crediti e ai relativi criteri di svalutazione) siano adeguati ai tempi attuali (quasi come in forza di una sorta di clausola di forza maggiore), considerato che sono stati predisposti in genere prima della pandemia e quindi sulla base di assumptions sottostanti completamente differenti da quelle attuali.

Dal lato dell’impresa, lo scenario sopra rappresentato impone un focus sempre più mirato sull’esigibilità dei propri crediti verso clienti iscritti in bilancio, dai quali trarre le risorse finanziarie necessarie per far fronte all’indebitamento bancario contratto. In quest’ottica, soluzioni perseguibili potrebbero essere, nel caso di crediti di difficile esigibilità, la vendita di posizioni singole di una certa dimensione a singoli investitori e/o la vendita di un portafoglio ad un unico investitore oppure ancora la cartolarizzazione di un portafoglio di crediti (nella quale l’acquirente veicolo di cartolarizzazione finanzierebbe l’acquisto del portafoglio crediti attraverso l’emissione di una o più tranches di titoli asset-backed da distribuire a vari investitori).

Dott. Marco Speca

27 ottobre 2020

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