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Credito d'Imposta per attività di design e ideazione estetica - Situazione attuale e futura

Credito d'Imposta per attività di design e ideazione estetica - Situazione attuale e futura

Credito d'Imposta per attività di design e ideazione estetica - Situazione attuale e futura

Con la Legge di Bilancio 2020, viene modificata la normativa relativa al credito d’imposta per ricerca e sviluppo di cui alla Legge 145/2013 e successive modificazioni, che resta in vigore per le attività svolte dal 2015 al 2019.

Nello specifico, le imprese potranno beneficiare di diversi tipi di investimenti, distinguendo tra:

  • Attività di Ricerca e Sviluppo, per le quali è previsto un credito d’imposta pari al 12% delle spese, fino a un massimo di 3 mln/€;
  • Attività di Innovazione Tecnologica, per le quali è previsto un credito d’imposta pari al 6%, fino ad un massimo di 1,5 mln/€;
  • Attività di innovazione tecnologica svolta per il raggiungimento di un obiettivo di transizione ecologica o di innovazione digitale 4.0, per le quali è previsto un credito d’imposta del 10% fino ad un massimo di 1,5 mln/€;
  • Attività di design e ideazione estetica, per le quali è previsto un credito d’imposta pari al 6% e un massimo di 6 mln/€;

Anche se citato formalmente per la prima volta in un Decreto ufficiale, l’attività di design, così come l’attività di ideazione estetica, della moda e – più in generale - del “made in Italy”, è sempre stato un tema caro alla ricerca e sviluppo.

Fin dal 2017 infatti, con i chiarimenti del MiSE contenuti nelle risposte pubblicate sul proprio sito in data 29 settembre, e richiamati poi da una nota di aggiornamento di Confindustria il 23 ottobre del medesimo anno, è evidente che tra le attività di ricerca e sviluppo possono rientrare quelle poste in essere dalle imprese del settore moda collegate alla ideazione e realizzazione dei nuovi campionari.

In quell’occasione, infatti, il Ministero richiama la circolare n. 46586 del 2009, specificando che nei comparti produttivi delle aziende operanti nel settore di riferimento, è necessario mantenere alto il livello di competitività richiedendo alle imprese continui investimenti per l’introduzione di nuovi prodotti o notevolmente migliorati per il mercato. Ecco perché, assumono rilievo l’insieme dei lavori organizzati dall’impresa stessa ai fini dell’elaborazione e della creazione di nuove collezioni di prodotti.

L’approfondimento prosegue specificando che è nelle fasi di ricerca e ideazione estetica e nella conseguente realizzazione dei prototipi dei nuovi prodotti che può astrattamente individuarsi quel segmento di attività che premia lo sforzo innovativo dell’imprenditore.

Ovviamente, tale processo si apprezzerà al meglio nei casi di combinazione di materiali e tessuti utilizzati, allo sviluppo di disegni, forme, colori o altri elementi caratterizzanti le nuove collezioni rispetto alle serie precedenti.

Al contrario, non possono ritenersi ricerca e sviluppo quelle attività che modificano un dettaglio di una serie o l’aggiunta di un singolo prodotto poiché le stesse rientrerebbero in quelle attività c.d. routinarie, quindi ordinarie.

In sostanza, come peraltro richiamato sin dalle prime circolari dell’Agenzia delle Entrate in materia di ricerca e sviluppo, non possono rientrare nel perimetro dell’agevolazione, le modifiche “non significative” di prodotti e processi.

Il MiSE ha precisato che l’applicazione di tale regola interpretativa non si intende solamente per il settore della moda, ma anche ad altri settori afferenti alla produzione creativa, richiamando la categoria del “Design, creatività e made in Italy”, riportata tra le 12 aree di specializzazione individuate dal MIUR in attuazione del P.O.N. 2014-2020.

Secondo quanto riportato dall’avviso, l’area si focalizza sugli ambiti collegati a una immagine distintiva del prodotto realizzato in Italia, caratterizzati dall’adozione di nuove tecnologie di processo e di prodotto e da attività di design evoluto, artigianato digitale e industrie culturali e creative.

I principali comparti sono quindi riconducibili:

  • al sistema della moda (tessile, abbigliamento, cuoio, calzature, conciario, occhialeria),
  • al sistema legno-mobile-arredo-casa,
  • al settore orafo,
  • alla meccanica.

E’ importante ricordare che il credito d’imposta per ricerca e sviluppo viene determinato in percentuale dalla sommatoria dei costi sostenuti direttamente dall’azienda per le medesime attività, tra cui personale interno o esterno (il dei quali genera, in determinati casi, un’agevolazione del 150% rispetto alle altre voci di costo), macchinari impiegati nei processi e materiali impiegati per lo sviluppo dei prototipi.

Dott. Marco Frascaroli

Dott. Marco Frascaroli

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