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Voluntary disclosure per l’arte nella bozza di manovra di bilancio 2018

Voluntary disclosure per l’arte nella bozza di manovra di bilancio 2018

La bozza di manovra di bilancio per il 2018 rende tassabili i guadagni sulle cessioni di opere d'arte, quadri, sculture, oggetti di antiquariato e collezionismo conseguiti da persone fisiche al di fuori dell'attività di impresa. Coloro che hanno effettuato una vendita di oggetti d’arte prima del 31 dicembre 2016 avranno l’occasione per dichiarare volontariamente le plusvalenze realizzate e versare l’Irpef dovuta beneficiando di una riduzione delle sanzioni pari ad un ottavo del minimo. Si tratta di una voluntary disclosure per l'arte da cui si attende un gettito di 160 milioni di euro. Per il calcolo dei capitali denunciati in maniera autonoma viene concesso un regime forfettario pari al 40% del compenso percepito, mentre per i capitali accertati da parte del fisco verranno applicate le sanzioni ordinarie e la plusvalenza sarà imponibile al 100%
La nuova norma ha effetto retroattivo e si estende a tutte le annualità accertabili secondo le regole ordinarie Nel caso di opere nei paesi della black list si raddoppiano i termini. L’origine di tale modifica nasce dal fatto che tali somme, secondo l’art. 67, comma 1, lettera i) del Tuir, si sarebbero dovute includerle tra i redditi diversi. In questo modo, viene concessa, a chi ha realizzato tali guadagni, la possibilità di regolarizzare spontaneamente la propria posizione in rapporto alle annualità precedenti. Il termine del versamento delle imposte e dei relativi interessi su tali operazioni coincide con il versamento del saldo Irpef per l'anno 2017 ovvero il 30 giugno 2018.
Il gettito erariale previsto, derivante da tale manovra, sfiora i 160 milioni di euro. L’ipotesi è che, considerando un totale di plusvalenze realizzate per circa 400 milioni di euro su un ammontare delle vendite per 2 miliardi di euro, venga fatto un prelievo Irpef del 40% su una base di calcolo determinata forfetariamente, pari al 40% dei capitali guadagnati. Il calcolo si basa sul fatturato degli ultimi cinque anni delle maggiori case d’asta operanti in Italia. Al suo interno non vengono considerate alcune tipologie di cessioni non sempre facilmente monitorabili. Sono di esempio le aste effettuate su piazze internazionali come New York o Singapore e le vendite di specifiche collezioni tra privati.

08 novembre 2017

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