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Software illeciti e responsabilità 231

Software illeciti e responsabilità 231

Software illeciti e responsabilità 231

Software illeciti e responsabilità 231: quando il vantaggio deriva dall’utilizzo di programmi privi di licenza d’uso


Con sentenza n. 30047 del 16 Marzo, depositata in data 4 Luglio 2018, la Suprema Corte di Cassazione puntualizza i confini oggettivi della fattispecie prevista dall’art. 171 bis della legge 27 Aprile 1941 n. 633, quale reato presupposto della responsabilità amministrativa delle persone giuridiche in virtù dell’art. 25 novies del D.Lgs. 231/2001, analizzando l’ipotesi della detenzione dei programmi per elaboratori privi di licenza di uso nel contesto aziendale.
Il caso sottoposto all’attenzione dei giudici di legittimità vede coinvolta una società operativa nel settore della progettazione meccanica ed elettronica e destinataria del provvedimento di sequestro probatorio di alcuni hard disk in dotazione, all’interno dei quali erano stati rinvenuti sistemi operativi senza licenza d’uso e programmi – come Autocad – funzionali alla creazione di opere grafiche, progetti.
In sede di ricorso, la ricorrente contestava come la destinazione dell’utilizzo di tali software non poteva ricondursi nell’alveo dello scopo commerciale, poiché la predetta società non svolge alcuna attività diretta alla vendita dei programmi né utilizzava i software in favore dei clienti.
Com’è noto il delitto puniscechiunque abusivamente duplica, per trarne profitto, programmi per elaboratori a scopo commerciale o imprenditoriale…o ai medesimi fini detiene programmi per elaboratori duplicati…”. La condotta di duplicazione consiste nella creazione di una copia del programma, la quale avviene in modo abusivo, ossia senza la legittima autorizzazione da parte del titolare del prodotto informatico. L’elemento normativo che contraddistingue la fattispecie e che emerge ictu oculi dalla semplice lettura della norma riguarda la destinazione della duplicazione, così come della detenzione quale ulteriore modalità di azione: difatti, la rilevanza penale opera quando le condotte sono impiegate alla realizzazione di uno scopo commerciale o imprenditoriale.
È bene precisare, altresì, che a seguito della modifica apportata alla normativa dall’art. 13 della legge 248/2000, la norma non richiede più il dolo specifico di lucro ma di “profitto”. Una scelta di politica criminale tesa all’ampliamento dei confini della punibilità giacché l’attività commerciale o l’attività di impresa sono, di per sé, un terreno naturale di guadagno.
La duplicazione, così come la detenzione, devono essere accompagnate dalla volontà dell’agente di conseguire un vantaggio ricollegabile alla finalità di commercio o di impresa, il quale non assume esclusivamente un’accezione economica. Del resto, la mera installazione di tali software sugli apparecchi e il loro utilizzo in favore dei clienti, facilitando l’azienda nell’esercizio della propria attività, rientrano nel novero del profitto penalmente rilevante.
Confermando in punto di diritto la motivazione fornita dal Tribunale del Riesame, la Suprema Corte valorizza la natura dell’attività svolta nel caso di specie dalla persona giuridica che rivestiva carattere commerciale.
Nonostante la pronuncia sia stata resa nell’ambito del giudizio di legittimità del sequestro probatorio funzionale all’accertamento della duplicazione di tali programmi, il dictum della Suprema Corte offre senza dubbio uno spunto di riflessione per le aziende che, nello svolgimento della propria attività commerciale o industriale, potrebbero consentire l’installazione di programmi non coperti da licenza o non coperti da contrassegno di SIAE e utilizzarli per agevolare la propria produttività, configurandosi in tal senso la fattispecie a vantaggio della società ai sensi dell’art. 5 del D.lgs. 231/2001.
Dinnanzi al concretizzarsi di un rischio di responsabilità ai sensi del D.lgs. 231/2001, le società dovrebbero, in un’ottica preventiva, adottare misure di sicurezza e di controllo informatico che inibiscano l’installazione di programmi duplicati/non originali dalla rete internet.

23 luglio 2018

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