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Più enfasi al Controllo Interno

Più enfasi al Controllo Interno

Più enfasi al Controllo Interno
PIÙ ENFASI AL CONTROLLO INTERNO
Negli scorsi giorni è stata resa disponibile la bozza definitiva del decreto legislativo per la riforma della legge fallimentare. Tale documento è stato trasmesso ai ministeri finanziari competenti (Sviluppo Economico ed Economia e Finanza) per i previsti pareri.
Tra i vari temi affrontati dal decreto, è stata confermata l’importanza attribuita alle procedure di allerta quali segnali premonitori di una possibile crisi d’impresa incombente. Differenti sono state però le scelte adottate. Scorriamole insieme in sintesi.
1) Si è ristretta la sfera di applicabilità delle segnalazioni da parte dei creditori pubblici ed in particolare da parte dell’Agenzia delle Entrate, prevedendo una soglia minima di rilevanza pari ad un milione di Euro. La scelta compiuta è quella di valorizzare solo in misura estremamente ridotta la valenza sintomatica dell’insolvenza dei debiti erariali anche di notevole entità.
2) Si è data invece maggiore enfasi alle misure di allerta interne all’impresa, ovvero alla segnalazione della situazione di crisi da parte dei sindaci che in prima battuta dovranno investire l’organo amministrativo e, in caso di mancata risposta di questo nel termine di 30 giorni o in caso di mancata adozione delle misure individuate nei successivi 90 giorni, l’Organismo di composizione della crisi istituito presso le Camere di Commercio. In questo senso andranno anche l’obbligo degli amministratori di dotare l’impresa di adeguati sistemi di rilevamento della situazione economica finanziaria, l’obbligo dei sindaci di verificare l’adeguatezza di tali sistemi e la nomina obbligatoria del sindaco unico in buona parte delle imprese prive ad oggi di organi di controllo.
Va poi segnalato il previsto incarico al Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti di predisporre per ciascun settore merceologico con cadenza triennale gli indicatori più adeguati a far presumere ragionevolmente la sussistenza di uno stato di crisi. Tali indicatori di squilibrio dovranno dare evidenza della sostenibilità dei debiti per almeno i 6 mesi successivi e delle prospettive di continuità aziendale per l’esercizio in corso o, quando la durata residua dell’esercizio al momento della valutazione è inferiore a 6 mesi, per i 6 mesi successivi. Esempi di questi indicatori saranno il rapporto tra flusso di cassa e attivo, tra patrimonio netto e passivo, tra oneri finanziari e ricavi.
Qualora l’impresa non riterrà adeguati, in considerazione delle proprie peculiari caratteristiche, gli indici elaborati a livello nazionale ed approvati dal ministero dello Sviluppo Economico, potrà indicare nella nota integrativa al bilancio un diverso sistema di indici da applicarsi a condizione che la sua adeguatezza risulti attestata da un professionista indipendente.
Vedremo nelle prossime settimane se questa struttura normativa sarà confermata in toto o modificata.

23 ottobre 2018

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