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Modelli Organizzativi anche in ambiti diversi dai reati 231

Modelli Organizzativi anche in ambiti diversi dai reati 231

Nella normativa italiana trovano sempre più spazio i "modelli organizzativi". Il riferimento normativo principale resta il DLgs 231/01 in materia di responsabilità degli enti, ma numerose disposizioni fanno riferimento a “organizzazione, gestione e controllo” anche in ambiti differenti.
L’esempio più recente riguarda il DLgs. 254/16 in materia di “comunicazione di informazioni di carattere non finanziario e di informazioni sulla diversità da parte di talune imprese e di taluni gruppi di grandi dimensioni”. Esso prevede una “disclosure di sostenibilità” per le società quotate che abbiano avuto in media, durante l’esercizio finanziario più di 500 dipendenti, un  totale dello stato patrimoniale di almeno 20.000.000 di euro, o un totale dei ricavi  delle vendite di almeno 40.000.000 di euro
Si tratta di una dichiarazione di carattere non finanziario per assicurare la comprensione dell’attività dell’impresa, dei suoi risultati, delle politiche e delle procedure che essa adotta rispetto ai  temi ambientali e sociali,  rispetto al personale e alla lotta contro la corruzione attiva e passiva.
A proposito di questi ultimi punti della disclosure di sostenibilità, è fatto espresso riferimento al Modello di organizzazione, gestione e controllo 231, che quindi, seppur non ancora obbligatorio, viene individuato dal legislatore come modello di riferimento per la compliance aziendale, dalla piccola alla grande impresa.
Si ripropone, con forza, il tema dell’obbligatorietà e dell’utilità dei modelli organizzativi, che oggi assumono un’importante rilevanza in ambiti sempre più vasti.
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26 luglio 2017

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