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Il Fisco dice addio al Redditometro e passa alle lettere di compliance

Il Fisco dice addio al Redditometro e passa alle lettere di compliance

Il Redditometro è diventato sempre più marginale nella strategia di contrasto dell’evasione fiscale.
Eppure, quando era nato nel 2013, la versione 2.0 del Redditometro mirava ad essere un’arma formidabile per il contrasto agli evasori; al contrario, il Redditometro si è rivelato negli anni un vero e proprio flop per l’Amministrazione finanziaria italiana.
A confermare questo insuccesso sono i numeri: in tutto, nel 2016, si è registrato un recupero di gettito di appena 2 milioni di euro, a fronte delle previsioni che si attestavano intorno ad 1 miliardo di euro.
Ma la lotta all’evasione non si ferma, cambia soltanto strategia: il redditometro, anche a causa delle tempistiche lunghe che richiedono un doppio contradditorio, perde il suo fascino e la strategia del Fisco punta sempre di più sulla compliance e sulle banche dati.
A tal proposito, la riforma del ravvedimento operoso, in vigore dal 2015, punta ad anticipare i tempi e, da qui, nasce la stagione delle lettere di compliance, che lo scorso anno hanno portato ad incassi di 128,7 milioni di euro, su un totale di mezzo miliardo, ascrivibile - appunto - alla voce delle correzioni spontanee dei contribuenti.
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10 luglio 2017

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