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Finanziare gli investimenti e le altre agevolazioni

Finanziare gli investimenti e le altre agevolazioni

  1. Premessa
L’espressione Industria 4.0. è legata alla cosiddetta “Quarta Rivoluzione Industriale” e ad un impiego sempre più diffuso di informazioni, di tecnologie computazionali, di analisi di dati di nuovi materiali e di componenti e sistemi digitalizzati (i.e. Internet of Things).
Il Piano Nazionale Industria 4.0. 2017 - 2020 richiede soluzioni tecnologiche per ottimizzare i processi produttivi, supportare i processi di automazione e favorire la collaborazione produttiva tra imprese attraverso tecniche avanzate di pianificazione e gestione integrata e di interconnessione tra sistemi informativi. Questi nuovi processi produttivi si basano in particolare su concetti quali quelli di meccatronica, robotica, tecnologie ICT avanzate e sistemi di valorizzazione del personale.
Con il Piano Industria 4.0, l’Italia si sta infatti allineando ai principali programmi di innovazione già partiti nei principali Paesi quali: il Manufactoring USA negli Stati Uniti (che ha stanziato circa mezzo miliardo di dollari a favore dell’industria), l’Industrie du Futur in Francia (con un impegno pubblico maggiore di 10 miliardi) e l’Industria 4.0. in Germania (impegno pubblico di circa 1 miliardo di euro) e così via.
Ciò detto, le principali direttrici strategiche alla base del Piano Italiano Industria 4.0. sono:
  • la stimolazione dell’investimento privato in ricerca, sviluppo e innovazione;
  • la protezione dei dati e la definizione di standard di interoperabilità internazionali;
  • la creazione di percorsi formativi ad hoc per diffondere conoscenza e competenza;
  • la diffusione e l’applicazione delle tecnologie e l’implementazione all’interno delle imprese di un sistema di governance finalizzato al raggiungimento degli obiettivi prefissati.
In particolare, il Piano riguarda gli investimenti in tecnologie abilitanti quali robot collaborativi interconnessi e rapidamente programmabili, stampanti 3D connesse a software digitali, realtà aumentata dei progetti produttivi, integrazione di informazioni lungo la catena del valore dal fornitore al consumatore, gestione di enormi quantità di dati su sistemi aperti, sicurezza durante le operazioni in rete.
L’obiettivo è quello di arrivare ad importanti benefici per le imprese in termini di flessibilità, velocità di produzione, miglioramento della qualità e della competitività del prodotto grazie alle maggiori funzionalità derivanti dall’Internet of Things.
L’articolo è suddiviso in due parti: nella prima vengono approfonditi alcuni temi vicini all’industria 4.0 come l’investimento alternativo tramite equity crowdfunding, i piani individuali di risparmio (PIR) e il settore del Fintech; la seconda parte, invece, si sofferma sui rischi e i reati in cui si può incombere facendo un uso distorto delle agevolazioni e benefici fiscali.
L’equity crowd-funding è una forma di investimento alternativo promosso per attrarre gli investimenti privati in start-up innovative: il meccanismo di per sé è abbastanza semplice, la start-up richiede una somma di denaro per finanziarie i propri progetti di crescita e in cambio fornisce agli investitori quote del suo capitale. Il crowdfunding si fonda sul principio che siano tantissimi piccoli investitori a fornire il capitale richiesto dalla società e non solo pochi di grossa taglia come avviene nelle forme tradizionali di finanziamento di un business angel o un fondo di venture capital.
I PIR costituiscono un’altra forma di investimento per spingere i privati a fornire liquidità al settore privato attraverso agevolazioni fiscali per chi sfrutta questa opportunità.
Nella seconda parte dell’articolo viene affrontato il profilo di rischio e sanzionatorio dello sfruttamento dei benefici fiscali e delle agevolazioni legate all’Industria 4.0. Negli ultimi mesi, infatti, a seguito delle novità introdotte relativamente all’ iper-ammortamento in orizzonte Industria 4.0, è decisamente salita l’attenzione verso le forme di agevolazione previste dalla strategia generale e delineate già dal 2015 nei documenti di programmazione economico – finanziaria del Governo.
È bene ricordare infatti che le misure relative a startup, credito di imposta per R&S, Patent Box, super ammortamento sono già in vigore dal 2015, con la legge di bilancio 2017 si sono semplicemente rafforzati alcuni strumenti, quali ad esempio l’iperammortamento.
Le agevolazioni sono decisamente “allettanti” anche per il facile meccanismo di attuazione.
Non sono previsti “bandi” o altri sistemi spesso considerati farraginosi e lunghi per l’accesso alle agevolazioni, ad eccezione dell’adesione al regime di Patent Box, tutto viene rimandato ad una semplice procedura in sede di bilancio con conseguente computazione del credito di imposta maturato in dichiarazione dei redditi di impresa.
Nel generale entusiasmo del momento è però bene tenere in considerazione alcuni aspetti relativi a queste agevolazioni ed ai rischi connessi.
Il beneficio di credito di imposta e iper-ammortamento come detto viene automaticamente applicato in sede di dichiarazione dei redditi, con meccanismo leggermente diverso per le due agevolazioni:
  • credito di imposta per R&S, deve essere redatta asseverazioneda parte di un revisore, in assenza del collegio sindacale.
  • Iper-ammortamento, sotto ai 000€ di investimentoè sufficiente una dichiarazione del legale rappresentante, sopra tale cifra deve essere redatta una perizia giurata da parte di un ingegnere o perito abilitati alla professione o da un ente di certificazione.
In entrambi i casi l’agevolazione è nella misura delle minori imposte che si versano o si portano a compensazione. Le sanzioni però possono essere molto pesanti, basta ricordare infatti quanto previsto in caso di utilizzo del credito d’imposta in misura superiore a quella spettante o in violazione delle modalità di utilizzo previste, si applica la sanzione pari al trenta per cento del credito utilizzato (articolo 13, comma 4, del D.Lgs. 18 dicembre 1997, n. 471).
Qualora sia utilizzato in compensazione un credito d’imposta inesistente, è applicata la sanzione dal cento al duecento per cento della misura del credito stesso (articolo 13, comma 5, del D.Lgs. n. 471 del 1997). Inoltre, per tale sanzione in nessun caso si applica la definizione agevolata prevista dagli articoli 16, comma 3, e 17, comma 2, del D.Lgs. del 18 dicembre 1997, n. 472.
È bene ricordare che il bene in sé e tanto meno il software soprattutto se “stand alone”, non sono automaticamente assoggettabili ad iper-ammortamento ma è necessario che essi siano interconnessi con i sistemi aziendali, questo vuol dire che si deve fare un lavoro sia strategico che spesso operativo per adeguare anche il resto del “sistema azienda” ai requisiti minimi per l’iper-ammortamento. Per l’Azienda è bene farsi seguire anche nelle fasi di scelta e preliminari da tecnici preparati sui temi specifici che possano aiutare a mettere in chiaro tutti gli aspetti relativi all’investimento anche nell’ottica delle possibili agevolazioni.
Come detto contrariamente ad altre misure agevolate in questi casi l’accesso è molto semplice e veloce: in particolare mentre per credito R&S comunque siamo di fronte ad una asseverazione di un revisore, per l’iper-ammortamento sotto i 500.000€ basta una semplice dichiarazione del legale rappresentante.
È bene prestare estrema attenzione e come detto farsi seguire anche nelle fasi preliminari da un tecnico non solo qualificato ma anche specializzato nel settore di intervento e, soprattutto, è consigliabile anche se non è obbligatorio avere almeno un parere tecnico realizzato sullo schema di perizia definito dall’Agenzia delle Entrate a supporto della dichiarazione anche per importi inferiori ai 500.000€.
È da tenere inoltre presente che l’accesso alle agevolazioni facilmente renderà più probabili successivi controlli da parte dell’Agenzia delle Entrate, proprio a riguardo di quanto dichiarato ai fini dell’agevolazione.
2. Dall’equity crowdfunding alla ricerca e sviluppo a costo “quasi zero”
2.1.Equity Crowdfunding
La Manovra Correttiva 2017 (D.L. n. 50/2017), ha esteso alle PMI costituite in forma di S.r.l. la possibilità di accedere a finanziamenti alternativi fino ad ora riservati solo alle start-up innovative.
Tra questi il crowdfunding rappresenta uno degli strumenti alternativi principali.
Si tratta di uno strumento finanziario grazie al quale tutte le PMI, in alternativa ai tradizionali canali, potranno ottenere risorse finanziarie necessarie per la realizzazione di un progetto imprenditoriale rivolgendosi ad una platea di investitori potenzialmente infinita.
A tal proposito, la raccolta avviene tramite portali online autorizzati dalla Consob e ogni investitore, in seguito all’investimento, acquista una partecipazione al capitale dell’impresa, insieme a tutti i diritti patrimoniali e amministrativi.
Secondo la vigente normativa, un’operazione di crowdfunding può essere proposta a terzi, infatti, solo attraverso i suddetti portali online, la cui gestione è riservata esclusivamente a banche e imprese di investimento (che non necessitano di una specifica autorizzazione in quanto già annotati nel registro speciale tenuto dalla Consob) e a gestori “autorizzati” dalla Consob iscritta invece alla sezione ordinaria del registro.
Da regolamento, una quota non inferiore al 5% dell’offerta deve essere obbligatoriamente sottoscritta da investitori professionali, da banche, da incubatori di start-up innovative “certificati” o da investitori a supporto dell’innovazione.
Con investitori “professionali” si intendono i soggetti professionali privati di diritto e su richiesta nonché i soggetti pubblici di diritto e su richiesta, mentre con investitori “a supporto dell’innovazione” si intendono coloro i quali dispongono di un valore di portafoglio di strumenti finanziari, compresi i depositi in contanti, superiore a 500 mila euro e che abbiano effettuato negli ultimi due anni almeno tre investimenti nel capitale sociale o a titolo di finanziamento soci in start-up innovative o in PMI innovative, ciascuno dei quali con un importo pari ad almeno 15.000 euro, o che abbiano ricoperto per almeno un anno la carica di amministratore esecutivo di una start-up innovativa o PMI innovativa diversa dalla società offerente.
Il decreto del MISE definisce Piccole e Medie Imprese quelle società che presentano simultaneamente i seguenti requisiti:
  1. un numero di dipendenti sotto la soglia delle 250 unità;
  2. un fatturato sotto i 50 milioni di euro;
  3. un attivo di bilancio sotto i 43 milioni di euro.
A tali soggetti, solo se costituiti in forma di Società a Responsabilità Limitata, il comma 1 dell’art. 57 del D.L. n. 50/2017, “Attrazione per gli investimenti”, estende le deroghe disciplinate in materia di start-up innovativa.
2.2 Piani Individuali di Risparmio (cd. PIR)
La terza alternativa al fondo comune e alle diverse formule assicurative cd. PIR compliance, è il conto PIR che consente al privato di investire direttamente e con le proporzioni previste dalla normativa, mantenendo i medesimi vantaggi dell’esenzione totale dal capital gain alla fine dei cinque anni.
L’investitore all’interno del contenitore fiscale PIR può investire fino a 30 mila euro l’anno (i.e. 150 mila euro in cinque anni) con l’obbligo di mantenere questo investimento per cinque anni.
Se il PIR vuole sfruttare il vantaggio fiscale legato alle PMI innovative, può investire su titoli di aziende Aim Italia.
Poiché c’è un limite alla concentrazione pari al 10% su ogni titolo, l’investimento massimo annuale per singola azienda è pari a 3 mila euro.
Nel caso in cui si decida di optare per il sistema di risparmio amministrato, l’intermediario, in qualità di sostituto di imposta, terrà il dossier titoli nel quale finiscono gli strumenti scelti dall’investitore. È molto importante avere grandi competenze sul tema se non si vuole rischiare: selezionare, infatti, i titoli di società “giuste” nel mondo delle PMI, soprattutto quelle non quotate e/o in start-up innovative, non è un “mestiere per tutti”.
Si tratta di una delle novità della Legge di Stabilità 2017: se si investe nelle azioni di Pmi innovative, al vantaggio fiscale dato dall’esenzione da capital gain, si aggiunge la detrazione del 30% sull’importo investito.
In tal senso, l’Aim Italia, dà un’approfondita analisi delle novità introdotte dalla Legge di Stabilità 2017, risulta il mercato azionario favorito dagli incentivi fiscali sia sul fronte degli investitori istituzionali, in quanto permette la deduzione del 30% dell’investimento sulle Pmi innovative, sia sul fronte degli investitori professionali e retail, in quanto il beneficio della detrazione fiscale del 30% si somma all’esenzione da tassazione dei redditi derivanti dagli investimenti effettuati nel PIR.
2.3 Fintech
Il Fintech è un settore composto da società che usano la tecnologia per rendere i sistemi finanziari più efficienti.
All’interno del parco Fintech si muovono società che coprono una serie di sotto-segmenti:
  1. crowdfunding (raccolta di piccoli capitali dal pubblico dei risparmiatori);
  2. peer-to-peer lending (finanziamenti concessi da privati a privati o a imprese);
  3. asset management gestito con algoritmi (i cosiddetti ‘robo-advisor’);
  4. gestione dei pagamenti;
  5. credit-scoring (sistemi di valutazione del rischio di credito);
  6. la raccolta dei dati;
  7. i cambi;
  8. le valute digitali o cripto-valute (come ad esempio i Bit-Coin).
In ciascun comparto numerose start-up nascono, propongono nuovi modelli, ottengono capitali con l’obiettivo dichiarato di aggredire nicchie del settore finanziario con un modello completamente diverso da quello tradizionale: più efficiente, basato sulla tecnologia e, in ultima analisi, più conveniente per il cliente quanto alla velocità, alla qualità e alla customer experience.
3. Come evitare rischi per professionisti e imprese di un uso distorto del credito d’imposta alla ricerca
3.1 Perizia giurata da parte del professionista
Contrariamente al super-ammortamento del 140% che non prevede adempimenti particolari, l’iper-ammortamento del 250% deve rispettare alcuni requisiti specifici e soprattutto prevede la redazione di una perizia giurata per investimenti oltre i 500 mila euro.
La perizia giurata è un documento richiesto per l’applicazione della maggiorazione del costo ammortizzabile e deve essere rilasciato da un ingegnere o da un perito industriale.
Tale documento, oltre ad attestare che il bene possiede caratteristiche tecniche tali da includerlo negli elenchi dei beni ammissibili secondo la normativa, deve precisare che è interconnesso al sistema aziendale di gestione della produzione o alla rete di fornitura.
La dichiarazione del legale rappresentante e l’eventuale perizia dovranno essere acquisite dall’impresa entro il periodo di imposta in cui il bene entra in funzione.
La relazione di supporto è un documento molto importante, in quanto deve essere idonea ad eliminare qualsiasi dubbio sull’ammissibilità dei beni e sul fatto che gli stessi si interconnettono al sistema aziendale della produzione o di rete.
Ne consegue, quindi, che l’impresa per poter beneficare dell’iper-ammortamento deve possedere o acquisire un sistema di informatizzazione idoneo alla gestione della produzione.
Il meccanismo dell’iper e del super ammortamento si traduce in una maggiorazione del costo di acquisizione dei beni ai (soli) fini della deduzione delle quote di ammortamento e dei canoni di locazione finanziaria.
L’applicazione dell’incentivo ha come conseguenza la deduzione dal reddito imponibile di quote di ammortamento superiori a quelle previste dall’ammortamento ordinario: con una corrispondente riduzione del reddito imponibile e quindi dell’imposta dovuta.
Per la fruizione dei benefìci dell’iper-ammortamento l’impresa, come è noto, deve produrre una dichiarazione resa dal legale rappresentante oppure, per i beni aventi ciascuno un costo di acquisizione superiore a 500.000 euro, una perizia tecnica giurata rilasciata da un ingegnere o da un perito industriale iscritti nei rispettivi albi professionali o ancora un attestato di conformità rilasciato da un ente di certificazione accreditato.
Questi documenti devono attestare che il bene possieda caratteristiche tecniche tali da includerlo negli elenchi di cui all’allegato A (beni materiali) o all’allegato B (beni immateriali) e che sia interconnesso al sistema aziendale di gestione della produzione o alla rete di fornitura.
Nel caso in cui venga accertato che l’investimento non abbia le caratteristiche per rientrare nelle casistiche agevolate si accerterà un’indebita deduzione dell’imponibile delle quote di ammortamento determinate in applicazione dell’iper-ammortamento che porterà, quindi, all’accertamento di un maggior reddito e ad una maggiore imposta per l’esercizio o gli esercizi di riferimento.
La sanzione amministrativa che ne scaturisce va dal 90 al 180 per cento della maggior imposta dovuta o della differenza del credito utilizzato. Le stesse aliquote sono applicate nel caso in cui siano esposte indebite detrazioni d’imposta ovvero indebite deduzioni dall’imponibile.
La sanzione può essere ulteriormente aumentata della metà quando la violazione è realizzata attraverso l’utilizzo di documentazione falsa o per operazioni inesistenti, condotte simulatorie o fraudolente. In quest’ultimo caso, oltre l’aspetto amministrativo, la fattispecie assume anche carattere penale, costituendo un presupposto oggettivo di reato fiscale legato all’”utilizzo di documentazione falsa o per operazioni inesistenti, artifici o raggiri, condotte simulatorie o fraudolente”.
La condotta precedentemente individuata ravvisa gli estremi per il reato di dichiarazione infedele che prevede una pena detentiva da uno a tre anni per chi, al fine di evadere le imposte sui redditi o sul valore aggiunto, indica nelle dichiarazioni annuali a dette imposte elementi attivi per un ammontare inferiore a quello effettivo o elementi passivi inesistenti.
Per i periti giurati che forniscono la perizia la sanzione penale è collegabile a quella del reato di falsa testimonianza con una pena che va dai 2 ai 6 anni di reclusione.
A tale condanna vanno aggiunte per l’interprete e per il perito, le pene accessorie della interdizione dai pubblici uffici, Art. 28 e 31 c.p. e l’interdizione dalla professione, Art. 30 c.p.
Se a causa della falsa perizia è derivata una condanna, le pene saranno aumentate, in relazione alle ingiuste condanne derivate, e potranno arrivare sino a 20 anni, se a causa della falsa perizia sia stata inflitta una condanna all’ergastolo.
L’aggravamento specifico delle pene è puntualmente previsto dall’articolo 375 del Codice Penale.
3.2 Dichiarazione sostitutiva di atto notorio
Per quanto riguarda gli acquisti di costo unitario non superiore a 500 mila euro, le imprese potranno usufruire di una semplificazione che consentirà di fornire una dichiarazione sostitutiva di atto notorio rilasciata dal legale rappresentante che dovrà specificare le stesse caratteristiche e gli elementi che consentono l’inter-connettività.
Qualora, a seguito di "idonei controlli, anche a campione," di cui agli artt. 71 e 72 del Decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445 (Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di documentazione amministrativa), sulla veridicità delle dichiarazioni sostitutive emergano falsità, scattano le conseguenze, civili e penali, a carico dell'autore delle falsità stesse.
Le conseguenze di ambito civile che derivano dall'illecito utilizzo delle autocertificazioni sono disciplinate dall'articolo 75 - Decadenza dai benefici - del già citato decreto, che prevede: "fermo restando quanto previsto dall'articolo 76qualora dal controllo emerga la non veridicità del contenuto della dichiarazione, il dichiarante decade dai benefici eventualmente conseguenti al provvedimento emanato sulla base della dichiarazione non veritiera".
Per quanto riguarda le conseguenze penali di falsa dichiarazione, invece, l’articolo 483 del codice penale prevede che chiunque attesta falsamente al pubblico ufficiale, in un atto pubblico, fatti dei quali l’atto è destinato a provare la verità, è punito con la reclusione fino a due anni.
Viene, infatti, espressamente punita anche l’esibizione di un atto falso. Il decreto prevede che l’esibizione di un atto contenente dati non rispondenti a verità equivale ad uso di atto falso. In questo caso il reato viene commesso se c’è consapevolezza che quanto è dichiarato nell’autocertificazione non corrisponde al vero.
3.3 Dichiarazione dei redditi infedele
Il reato di infedele dichiarazione ai fini dell’IVA e dei redditi è stato profondamente modificato dall’art. 4 del D. Lgs. n. 158/2015.
A tal proposito, il D. Lgs. n. 158/2015 prevede:
  • un sensibile incremento della soglia di punibilità concernente l’imposta evasa, la quale viene triplicata, lievitando da 50.000 euro a 150.000 euro;
  • l’incremento della soglia di punibilità in valore assoluto, ossia quella correlata all’ammontare complessivo degli elementi attivi sottratti all’imposizione, anche mediante indicazione di elementi passivi fittizi, che passa da 2 a 3 milioni di euro.
Una delle novità del reato in esame riguarda l’irrilevanza penale dell’inserimento in dichiarazione di elementi negativi di reddito effettivamente sostenuti dal contribuente, quindi reali ed esistenti, ma che non si rendono deducibili ai fini fiscali per violazione delle disposizioni previste in tema di imposte sui redditi o dell’IVA: è il caso, ad esempio, della deduzione di una quota di ammortamento riferibile ad un bene strumentale effettivamente acquistato, operata per un importo superiore alla percentuale consentita dalla norma tributaria, oppure delle spese di rappresentanza e pubblicità contestate per la mancanza di inerenza.
Ciò che conta per escludere la punibilità è l’effettività della spesa sostenuta e, in questo senso, si giustifica la sostituzione del termine “fittizi” con il termine “inesistenti”, modifica che riguarda solo tale fattispecie e non anche i delitti di dichiarazione fraudolenta contemplati dai precedenti artt. 2 e 3 del decreto che disciplina i reati penal-tributari.
Un altro aspetto importante da segnalare è costituito dall’aggiunta di due ulteriori commi che inseriscono di fatto alcune specifiche:
  1. Ai sensi del comma 1-bis, non rilevano, ai fini della responsabilità penale:
  • la non corretta classificazione;
  • la valutazione di elementi attivi o passivi oggettivamente esistenti, ove i criteri applicati siano indicati in modo trasparente nel bilancio o in altri documenti rilevanti ai fini fiscali;
  • la violazione dei criteri di competenza, inerenza e non deducibilità di elementi passivi reali.
  1. Ai sensi del comma 1-ter si stabilisce che, al di fuori dei casi di cui al precedente comma 1-bis, non danno luogo a fatti punibili penalmente le valutazioni che, singolarmente considerate, differiscono in misura inferiore al 10% di quelle corrette, con la precisazione che di tali importi non si tiene conto ai fini della verifica del superamento delle soglie di punibilità previste dalla norma in questione.
In altri termini, dal combinato disposto dei due commi emerge che le valutazioni potranno comportare responsabilità penali solo qualora i relativi criteri siano oscuri, quindi non indicati in bilancio o in altri documenti fiscalmente rilevanti e, singolarmente considerate, le stesse differiscano almeno del 10% rispetto a quelle corrette, fermo restando il superamento delle soglie in valore percentuale e/o assoluto.
Sarà interessante verificare come la giurisprudenza tratterà errori di classificazione macroscopici (e.g. indicazione di un ricavo all’interno degli elementi negativi e viceversa), vale a dire se tali errori verranno ricondotti nell’ambito delle valutazioni, oppure nell’ambito del concetto di inesistenza che potrebbe essere ripreso quando la non rispondenza al vero non attiene alla qualificazione e valutazione dell’elemento, ma alla sua corretta indicazione sotto il profilo della natura.
  1. Le agevolazioni cumulabili con Iper-ammortamento
4.1. Iper-ammortamento e super-ammortamento
L’iper-ammortamento è stato introdotto dalla Legge di Bilancio 2017, per favorire i processi di trasformazione tecnologica e digitale secondo il modello “Industria 4.0” nelle imprese produttive.
Si tratta di una misura di sostegno che andrà a supportare in particolare gli investimenti effettuati entro il 31 dicembre 2017, con possibile proroga dell’ultimazione al 30 giugno 2018.
Tale misura prevede l’innalzamento della percentuale di ammortamento del 150% per i beni ammissibili.
L’acquisto di questa tipologia di beni consente, quindi, un ammortamento al 250% a favore di molte categorie di beni.
Vi rientrano molte tipologie di macchinari che vengono classificati come funzionali alla trasformazione tecnologica e/o digitale delle imprese in chiave Industria 4.0.
Con la Legge di Bilancio 2017 diventa operativo anche l’allargamento del super-ammortamento del 140% anche ai software/sistemi informatici.
Questi, però, non sono ammissibili da soli, ma possono avere l’ammortamento maggiorato se rispettano il requisito di interconnessione con il sistema di gestione della produzione.
Il super-ammortamento per i beni immateriali potrà essere sfruttato solamente da quelle imprese che beneficeranno anche dell’iper-ammortamento.
Quindi, le imprese che non acquisteranno beni immateriali strumentali previsti dal modello “Industria 4.0” non potranno, di conseguenza, sfruttare il super-ammortamento del 140% per acquistare software.
Come già detto, la norma prevede, anche, che l’impresa debba produrre una dichiarazione di atto notorio resa dal legale rappresentante, ovvero, per i beni aventi ciascuno un costo di acquisizione superiore a 500 mila euro, una perizia tecnica giurata rilasciata da un ingegnere o da un perito industriale iscritti nei rispettivi albi professionali o da un ente di certificazione accreditato, attestante che il bene possieda le caratteristiche opportune per poterlo includere tra quelli agevolabili.
Il bene, inoltre, deve risultare essere interconnesso al sistema aziendale di gestione della produzione o alla rete di fornitura.
Repetita iuvant, sarà molto importante, quindi, che il legale rappresentante valuti con molta attenzione l’aspetto tecnico della dichiarazione da sottoscrivere e capisca se sia comunque opportuno ricorrere alla perizia tecnica giurata di un terzo.
Con il nuovo super-ammortamento saranno incentivati gli acquisti di software, sistemi, piattaforme e applicazioni per la progettazione, definizione/qualificazione delle prestazioni e produzione di manufatti in materiali non convenzionali o ad alte prestazioni.
Oltre a questi, saranno agevolati software, sistemi, piattaforme e applicazioni per la progettazione e la ri-progettazione dei sistemi produttivi che tengano conto dei flussi dei materiali e delle informazioni.
Rientrano nelle agevolazioni anche software, sistemi, piattaforme e applicazioni per la gestione e il coordinamento della produzione con elevate caratteristiche di integrazione delle attività di servizio.
Potranno beneficiare dell’ammortamento al 140% anche software, sistemi, piattaforme e applicazioni per il monitoraggio e controllo delle condizioni di lavoro delle macchine e dei sistemi di produzione interfacciati con i sistemi informativi di fabbrica e/o con soluzioni cloud, nonché applicazioni di realtà virtuale per lo studio realistico di componenti e operazioni.
Sono agevolabili anche software, sistemi, piattaforme e applicazioni di reverse modeling and engineering per la ricostruzione virtuale di contesti reali, nonché beni immateriali in grado di comunicare o condividere dati e informazioni sia tra loro che con l’ambiente e gli attori circostanti grazie ad una rete di sensori intelligenti interconnessi.
Saranno incentivati anche software, sistemi, piattaforme e applicazioni per la gestione della qualità a livello di sistema produttivo e dei relativi processi, per l’accesso a un insieme virtualizzato, condiviso e configurabile di risorse a supporto di processi produttivi e di gestione della produzione e/o del supply chain.
Otterranno il beneficio anche software, sistemi, piattaforme e applicazioni di artificial intelligence & machine learning, che consentono alle macchine di mostrare un’abilità e/o attività intelligente in campi specifici a garanzia della qualità del processo produttivo e del funzionamento affidabile del macchinario e/o dell’impianto.
Il 140% di ammortamento spetterà anche ai software, sistemi, piattaforme e applicazioni per la produzione automatizzata e intelligente, caratterizzata da elevata capacità cognitiva, interazione e adattamento al contesto, autoapprendimento e ri-configurabilità, ma anche a quelli per l’utilizzo lungo le linee produttive di robot, robot collaborativi e macchine intelligenti per la sicurezza e la salute dei lavoratori.
L’incentivo riguarda, inoltre, software, sistemi, piattaforme e applicazioni per la gestione della realtà aumentata tramite wearable device, per dispositivi e nuove interfacce tra uomo e macchina che consentano l’acquisizione, la veicolazione e l’elaborazione di informazioni in formato vocale, visuale e tattile, ma anche per l’intelligenza degli impianti che garantiscano meccanismi di efficienza energetica e di decentralizzazione in cui la riproduzione e/o lo stoccaggio di energia possono essere anche demandate alla fabbrica.
Infine, saranno agevolabili software, sistemi, piattaforme e applicazioni per la protezione di reti, dati, programmi, macchine e impianti da attacchi, danni e accessi non autorizzati, nonché di virtual industrialization che, simulando virtualmente il nuovo ambiente e caricando le informazioni sui sistemi cyberfisici al termine di tutte le verifiche, consentano di evitare ore di test e di fermi macchina lungo le linee produttive reali.
4.2. Legge Sabatini 2017
La nuova Legge Sabatini 2017, apre la possibilità di presentare domanda di accesso al Fondo di Garanzia Statale per le imprese che intendono acquistare beni strumentali.
Possono beneficiare delle agevolazioni, le Pmi che:
  1. Hanno una sede operativa in Italia e sono regolarmente costituite ed iscritte nel Registro delle imprese ovvero nel Registro delle imprese;
  2. Sono nel pieno e libero esercizio dei propri diritti, non sono in liquidazione volontaria o sottoposte a procedure concorsuali;
  3. Non rientrano tra i soggetti che hanno ricevuto e, successivamente, non rimborsato o depositato in un conto bloccato gli aiuti individuati quali illegali o incompatibili dalla Commissione Europea;
  4. Non si trovano in condizioni tali da risultare impresa in difficoltà così come individuata nel regolamento GBER.
Il finanziamento deve essere interamente utilizzato per l’acquisto, o l’acquisizione nel caso di leasing finanziario, di macchinari, impianti, beni strumentali di impresa e attrezzature nuovi di fabbrica ad uso produttivo, nonché di hardware, software e tecnologie digitali, classificabili e destinati a strutture produttive e già esistenti o da impiantare, ovunque localizzate nel territorio nazionale.
I finanziamenti, della durata massima di 5 anni ed erogati da banche convenzionate, saranno accordati per un valore massimo complessivo non superiore a 2 milioni di euro per ciascuna impresa beneficiaria.
Il finanziamento minimo richiedibile è pari a 20 mila euro.
Le imprese potranno richiedere anche diversi finanziamenti e a distanza di tempo l’uno dall’altro.
I finanziamenti potranno beneficiare della garanzia del Fondo centrale fino all’80%.
Il finanziamento può coprire fino al 100% dell’investimento.
A fronte del finanziamento è concessa un’agevolazione nella forma di un contributo pari all’ammontare complessivo degli interessi calcolati in via convenzionale su un finanziamento al tasso d’interesse del 2,75%, della durata di cinque anni e d’importo equivalente al predetto finanziamento.
Il contributo aumenta del 30% per gli investimenti in macchinari che rientrano nelle categorie previste dal piano “Industria 4.0”.
L’agevolazione è sicuramente cumulabile con la misura fiscale “super-ammortamento 140%” che prevede una deduzione extra-contabile del 40%, ripartita sul periodo di ammortamento o di deduzione dei canoni di leasing.
4.3. Credito d’imposta alla Ricerca e Sviluppo
Il credito d’imposta è un’agevolazione che viene concessa sulle spese di ricerca e sviluppo effettuate dalle imprese.
Può arrivare fino ad un importo massimo annuale di 20 milioni di euro per ciascun beneficiario.
È concessa a condizione che la spesa complessiva per investimenti in attività di ricerca e sviluppo effettuata in ciascun periodo d’imposta, in relazione al quale si intende fruire dell’agevolazione, ammonti almeno a 30 mila euro.
L’importo ammissibile deve eccedere la media dei medesimi investimenti realizzati nei tre periodi di imposta precedenti a quello in corso.
La “spesa incrementale complessiva” è calcolata considerando la differenza positiva tra l’ammontare complessivo delle spese per investimenti in attività di ricerca e sviluppo, sostenute nel periodo d’imposta in relazione al quale l’impresa intende fruire dell’agevolazione e la media annuale delle medesime spese realizzate nei tre periodi d’imposta precedenti a quello in corso, ovvero nel minor periodo dalla data di costituzione.
La media di riferimento individuata dalla norma primaria per il calcolo della spesa incrementale resta fissa, quindi ancorata ai tre periodi di imposta precedenti.
Ne beneficiano, in modo particolare, le imprese costituite successivamente al periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2014.
Per queste la media di riferimento non potrà che essere pari a zero, poiché andrebbe calcolata con riferimento ai costi sostenuti nei periodi d’imposta precedenti a quello in corso al 31 dicembre 2015, nei quali l’azienda non esisteva.
Il credito d’imposta è riconosciuto nella misura del 50% della spesa incrementale relativa ai costi ammissibili: personale, consulenze esterne e macchinari utilizzabili nell’attività di ricerca e sviluppo.
4.4. Patent Box
Con il regime del Patent Box anche nel nostro Paese sono stati introdotti dei meccanismi premiali che scaturiscono dall’utilizzo diretto o indiretto di beni immateriali.
Il vantaggio fiscale tiene conto del calcolo del contributo economico ritraibile dal bene immateriale cui si applica un coefficiente parametrato al rapporto tra costi di ricerca e sviluppo “qualificati” e costi “complessivi”, inclusi quelli scaturenti dall’acquisto del bene immateriale nonché dalla gestione dello stesso infragruppo.
La prima riflessione riguarda, dunque, il calcolo del reddito effettivamente attribuibile al singolo intangible.
In merito, la normativa si è soffermata sul punto offrendo alcune soluzioni interpretative che, tuttavia, lasciano aperte diverse questioni.
Il calcolo del reddito ritraibile, infatti, potrebbe non essere agevole a partire dalla individuazione della “azienda virtuale” riferita allo sfruttamento dell’intangible.
In questo contesto spetta al contribuente identificare in modo puntuale i beni immateriali nonché il reddito ritraibile procedendo, nel caso, ad una aggregazione tra più beni tra loro collegati per svolgere un conteggio unitario del contributo da questi derivante.
Il contribuente deve, infine, scegliere anche il metodo di valutazione più corretto da indicare nella istanza di ruling per dimostrare l’esatta quantificazione del reddito ritraibile dall’utilizzo dei beni immateriali.
Nel caso di utilizzo indiretto del bene immateriale, il ruling preventivo non è obbligatorio, salvo l’opportunità di avvenire ad un accordo con l’Amministrazione finanziaria per non esporre l’azienda al rischio di possibili contestazioni.
Ciò poiché, l’amministrazione finanziaria potrebbe sindacare sull’anti-economicità delle royalties in sede di concessione in uso del diritto all’utilizzo degli intagible tra società appartenenti allo stesso gruppo.
In questo caso, a differenza del Transfer Pricing, spetterà al contribuente fornire prova contraria all’accertamento di un maggior reddito scaturito dal carattere antieconomico delle operazioni.
Ancora più complesso è il calcolo del contributo economico in caso di utilizzo diretto degli intangible, poiché in questa fattispecie non si ha un provento già individuato (le royalties), ma si dovrà effettuare una stima del reddito riferibile all’intangible, tenendo tuttavia conto dei costi effettivamente sostenuti.
Bisognerà individuare un’area aziendale la cui attività si esaurisce nella concessione in uso dell’intangible, successivamente si dovranno calcolare le componenti positive e negative riferibili a tale bene.
L’obiettivo è, infatti, quello di assicurare all’impresa lo stesso beneficio che questa avrebbe ottenuto concedendo l’intangible ad un soggetto terzo.
Seguendo questo approccio si può considerare un valore di riferimento “standardizzato” basato sul reddito ritraibile dall’impresa qualora questa avesse scelto di licenziare i beni immateriali a soggetti terzi.
Altro aspetto su cui vale la pena soffermarsi ai fini del calcolo del contributo economico è quello legato alla quantificazione del reddito ritraibile dell’intangible nel caso di beni interconnessi e complementari, i quali partecipano congiuntamente ad uno o a più processi produttivi.
Ai fini del Patent Box, la circolare specifica che si può trattare di complementarietà sia eterogena che di complementarietà omogenea.
In questa circostanza, spetterà al richiedente verificare le diverse categorie in cui possono essere aggregati i beni immateriali di cui dispone tenendo conto, ai fini della redazione della suddetta istanza, delle opportunità derivanti dal calcolo aggregato.
In questo caso il contribuente potrà aggregare il reddito ritraibile da un insieme omogeneo di beni per omogeneità tecnica, a prescindere dal loro effettivo utilizzo, oppure tenendo conto dei criteri di ricerca utilizzati per aggiornare o sviluppare l’intangible.
Resta ovviamente fermo che spetterà al contribuente descrivere nella istanza di ruling il criterio prescelto per aggregare i singoli beni sottolineando il vincolo di collegamento tra questi esistente.
La preferenza del richiedente di aggregare uno o più beni inciderà ovviamente anche sulla individuazione del criterio di determinazione del contributo economico.
Così facendo, si semplificherà anche la gestione delle spese di ricerca e sviluppo che saranno individuate in via unitaria evitando così alle imprese di gestire la ripartizione dei costi tra i diversi intangible.
Nell’ottica di determinare il reddito utile per l’agevolazione si dovranno prendere in considerazione non solo gli eventuali rimborsi ma, anche, le eventuali plusvalenze derivanti dalla cessione del bene immateriale assunta nella misura fiscalmente rilevante.
4.5. Start-up innovative
Grazie a una serie di incentivi rivolti non solo ai finanziatori ma anche ai lavoratori, con l’intento di favorire la capacità attrattiva delle nuove imprese, specie nei confronti del personale altamente qualificato, le start-up innovative rappresentano uno strumento preferenziale per l’avvio di attività produttive.
La competitività sul mercato delle start-up è favorita da una serie di esenzioni fiscali e contributive per le retribuzioni in natura costituite da strumenti finanziari e diritti di opzione assegnati a favore di amministratori, dipendenti e collaboratori.
L’assegnazione degli strumenti finanziari può riguardare anche singoli lavoratori e non prevede limiti quantitativi ai fini di detassazione e decontribuzione.
Il datore di lavoro può beneficiare del credito fiscale per il personale a condizione che le spese per il personale, impiegato in attività di ricerca e sviluppo, ammontino ad almeno 30 mila euro (al lordo di altri contributi pubblici o agevolazioni).

19 maggio 2017

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