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 COVID-19, CONTRATTI E CAUSA DI FORZA MAGGIORE

COVID-19, CONTRATTI E CAUSA DI FORZA MAGGIORE

COVID-19, CONTRATTI E CAUSA DI FORZA MAGGIORE

La grave crisi sanitaria che stiamo attraversando in questo periodo ha avuto pesanti ripercussioni, com’è noto, anche sull’economia.

A causa delle chiusure delle attività disposte dai vari decreti, infatti, molte aziende non sono in grado di onorare gli impegni presi e si sono viste costrette a rimandare i pagamenti o addirittura a chiedere l’annullamento dei contratti in essere; molto spesso, tali richieste sono state giustificate da “cause di forza maggiore” che impediscono di dare esecuzione agli obblighi contrattuali.

Ma cos’è la causa di forza maggiore? Ed è applicabile a causa dell’epidemia da COVID-19?

La legislazione internazionale definisce (art. 79 della Convenzione di Vienna), la forza maggiore come un evento imprevedibile ed indipendente dalla volontà delle parti, tale da rendere il soggetto obbligato non responsabile dell’inadempimento, e quindi avente l’effetto di liberarlo dagli obblighi contrattualmente assunti.

La legislazione nazionale, sul punto, fa riferimento soprattutto agli artt. 1256 e 1467 del Codice Civile.
In particolare, l’art. 1256 prevede che l’obbligazione si estingua quando la stessa è divenuta impossibile per causa non imputabile al debitore.
L’art. 1467 stabilisce che, se l’obbligazione è divenuta eccessivamente onerosa per cause straordinarie ed imprevedibili, il debitore possa chiede la risoluzione del contratto, sempre che l’eccessiva onerosità non rientri tra i rischi (alea) del contratto.
Per contro, il creditore può evitare la risoluzione del contratto, offrendo alla controparte di modificare equamente le condizioni contrattuali.

La lettura di questi articoli impone di fare alcune riflessioni.
Innanzi tutto, occorre che la “causa di forza maggiore”, ossia l’evento che si suppone abbia causato l’impossibilità del debitore di onorare i propri impegni o renderli eccessivamente gravosi, sia sopravvenuta, ossia si sia verificata dopo l’inizio del contratto, e non sia imputabile al debitore, ossia sia avvenuta senza la determinazione o il concorso del debitore nel provocare gli eventi stessi.
Ciò comporta che ai contratti stipulati dopo o durante l’epidemia la “causa di forza maggiore” non sia applicabile, poiché alle parti, quando hanno sottoscritto il contratto, era ben nota la situazione e quindi che le stesse hanno proceduto alla conclusione del contratto avendo piena contezza della situazione.

Nel caso previsto dall’art. 1256, che disciplina l’impossibilità ad adempiere, quest’ultima deve inoltre essere oggettiva, assoluta e definitiva.
Per oggettiva si intende, in questo caso, quella causa che determini l’impossibilità ad adempiere per sé stessa, indipendentemente dalle condizioni patrimoniali del debitore; per assoluta si intende l’impossibilità del debitore ad adempiere con i normali mezzi a sua disposizione; per definitiva che non sia più possibile adempiere.

Nel caso previsto dall’art. 1467 c.c., afferente all’eccessiva onerosità sopravvenuta, quest’ultima deve essere dovuta ad avvenimenti straordinari ed imprevedibili, che oggettivamente vadano ad incidere sul valore della prestazione. In altri termini, si potrà parlare di eccessiva onerosità sopravvenuta quando, ad esempio, il prezzo di una fornitura sia considerevolmente aumentato per il verificarsi di eventi eccezionali ed imprevedibili. Se invece il costo per la parte che chiede la risoluzione non è aumentato, siamo in presenza di una ipotesi non più oggettiva, ma soggettiva (ossia la parte non è più in grado di far fronte alle proprie obbligazioni per motivi dipendenti da lei stessa), il che esclude la possibilità di applicare l’ipotesi dell’eccessiva onerosità sopravvenuta.

Alla luce di quanto sopra esposto è pacifico che l’epidemia da COVID-19 sia un evento certamente esterno, quindi non imputabile al debitore, e che costituisca una circostanza straordinaria e non prevedibile, ma questo da solo non basta a rendere applicabile il rimedio della “causa di forza maggiora” nelle accezioni sopra indicate.
Il soggetto che intenda avvalersi dei rimedi previsti dal Codice avrà l’obbligo di dimostrare che l’evento straordinario abbia comportato effetti tali da far realizzare gli ulteriori requisiti previsti dalla legge e che quindi siano applicabili le disposizioni previste dalle su menzionate norme; in altri termini, l’applicabilità degli artt. 1256 e 1467 c.c. è soggetta alla disamina del caso concreto, non essendo possibile prevedere un generico ricorso alla “causa di forza maggiore” quale esimente per l’inesecuzione di un contratto.

Avv. Riccardo Piconcelli

11 maggio 2020

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