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Adozione post-factum del Modello 231 e richiesta di applicazione della sanzione pecuniaria

Adozione post-factum del Modello 231 e richiesta di applicazione della sanzione pecuniaria

Adozione post-factum del Modello 231 e richiesta di applicazione della sanzione pecuniaria
L’ADOZIONE POST - FACTUM DEL MODELLO 231 NON IMPEDISCE LA PRESENTAZIONE DELLA RICHIESTA DI APPLICAZIONE DELLA SANZIONE PECUNIARIA
Con una recente sentenza del 20 Marzo 2018, il Tribunale di Roma ha dichiarato ammissibile la richiesta di patteggiamento presentata dal Legale Rappresentante di una società priva di un Modello di Organizzazione, Gestione e Controllo al momento della commissione di un reato presupposto previsto dal Decreto Legislativo 231/2001 ma adottato successivamente all’avvio del procedimento nei confronti dell’Ente.
La pronuncia appare di cruciale importanza per le società che intendono accedere al rito alternativo del c.d. patteggiamento, anche laddove abbiano eliminato le proprie “carenze organizzative” in un momento successivo alla contestazione dell’illecito amministrativo nei loro confronti, dando così luogo ad una condotta riparatoria per evitare l’irrogazione di sanzioni interdittive.
A tal proposito, merita ricordare che il rito semplificato è disciplinato dall’art. 63 del D.Lgs. 231/2001, il quale, in linea con quanto previsto per il processo penale nei confronti delle persone fisiche, prevede l’accesso all’applicazione della sanzione pecuniaria su richiesta delle parti in presenza delle seguenti condizioni: i) il giudizio nei confronti dell’imputato persona fisica è stato definito, ovvero è definibile a norma dell’art. 444 c.p.p.; ii) l’illecito amministrativo oggetto di contestazione è sanzionato con la sola sanzione pecuniaria; iii) non devono essere concretamente irrogabili sanzioni interdittive definitive.
La sussistenza di tali presupposti permette all’Ente di ottenere la riduzione del carico sanzionatorio prevista dall’art. 444 c.p.p.
La predetta disposizione va letta in combinato disposto con altri articoli del Decreto che contemplano i casi di riduzione della sanzione pecuniaria e di esclusione delle sanzioni interdittive per riparazione delle conseguenze del reato.
In particolare:
- l’art. 12 consente la riduzione da un terzo alla metà della sanzione pecuniaria se, prima della dichiarazione di apertura del dibattimento di primo grado, l’Ente ha risarcito integralmente il danno, ha eliminato le conseguenze dannose o pericolose del reato ovvero si è comunque efficacemente adoperato in tal senso; è stato adottato o reso operativo un Modello Organizzativo idoneo a prevenire reati della medesima specie di quello verificatosi;
- l’art. 13 che enuncia i casi nei quali si applicano le sanzioni interdittive, vale a dire: i) il conseguimento di un profitto di rilevante entità; ii) se il reato è stato commesso da soggetti apicali oppure da soggetti sottoposti e la commissione è stata determinata o agevolata da gravi carenze organizzative; iii) in caso di reiterazione degli illeciti;
- l’art. 17 esclude l’operatività delle sanzioni pecuniarie allorquando, prima della dichiarazione di apertura del dibattimento, l’Ente ha rispettato le condizioni indicate nell’art. 12 e abbia messo a disposizione il profitto conseguito ai fini della confisca.
Ebbene, proprio nel caso di specie – si trattava di fatti di corruzione rilevanti ai sensi dell’art. 25 del D.lgs. 231/2001 – il Giudice, dopo aver proceduto ad una corretta qualificazione e valutazione del fatto nonché all’ entità della sanzione astrattamente irrogabile, ha escluso l’applicabilità della sanzione interdittiva: la società aveva, infatti, proceduto alla restituzione integrale del prezzo e del profitto del reato, al rimborso delle spese legali, al risarcimento del danno non patrimoniale cagionato alla Pubblica Amministrazione e all’adozione, prima della dichiarazione di apertura del dibattimento, del Modello Organizzativo idoneo a prevenire reati della stessa specie di quello contestato, eliminando così le carenze organizzative che avevano favorito la commissione del reato.
In conclusione, è di tutta evidenza che il Modello Organizzativo anche se adottato “post factum” e, quindi, seppur non sindacabile in termini di efficacia nella prevenzione dei reati presupposto, diviene circostanza attenuante rilevante nella valutazione della sussistenza delle condizioni per l’accesso al rito alternativo, consentendo di escludere possibili misure interdittive in ottemperanza dell’art. 17 D.lgs. 231/2001.

24 aprile 2018

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