Prospettive di Riforma della Responsabilità Amministrativa degli Enti

12 novembre 2018

Prospettive di riforma della responsabilità amministrativa degli enti dipendente da illecito penale ai sensi del D.lgs. 231/2001

Negli ultimi mesi il D. Lgs. 8 giugno 2001 n. 231 sta assumendo il ruolo di protagonista di potenziali modifiche legislative: all’attenzione delle commissioni parlamentari vi sono ben tre distinti disegni di legge che apporterebbero sostanziali cambiamenti nell’impianto normativo della responsabilità amministrativa.

Il più significativo concerne il carattere obbligatorio del Modello di Organizzazione, Gestione e Controllo: difatti, il DDL del 14 settembre 2018 n. 726, attualmente assegnato alla 2^ Commissione Permanente in sede redigente, introdurrebbe il 3 comma bis all’art 1 del Decreto 231, contemplando tre obblighi in capo alle persone giuridiche indicate nel predetto testo.

Nello specifico:

  • l’obbligo di approvazione del Modello 231;
  • l’obbligo di nomina dell’Organismo di Vigilanza;
  • l’obbligo di deposito presso la Camera di Commercio, Industria e Artigianato di appartenenza della delibera consiliare, della decisione dell’organo amministrativo o della delibera assembleare di approvazione a carico delle seguenti persone giuridiche: le società a responsabilità limitata, le società per azioni, le società in accomandita per azioni, le società cooperative e le società consortili che, anche solo in uno degli ultimi tre esercizi, abbiano riportato un totale dell’attivo dello stato patrimoniale non inferiore a 4.400.000,00 Euro o ricavi delle vendite e delle prestazioni non inferiori ad 8.800.000,00 Euro, nonché le società che assumono la direzione e il coordinamento (secondo la definizione data dall’art. 2359 c.c.) una o più S.r.l., S.p.A., S.a.P.a., Soc. Coop. che superano tali limiti entro dieci giorni dall’adozione della delibera stessa. Dunque, la norma, in caso di approvazione parlamentare, prevedrà un obbligo soggettivamente ed oggettivamente relativo, destinato solo ad alcune categorie di enti e in caso di superamento dei limiti dell’attivo dello stato patrimoniale e del fatturato ivi indicato.

L’adozione del Modello rimarrà, pertanto, una facoltà per tutte le altre persone giuridiche non espressamente incluse nel comma 3bis (società semplice, in nome collettivo, in accomandita semplice, fondazioni, associazioni etc.) e, comunque, per tutte le società citate in tale comma 3bis che riportino un attivo dello stato patrimoniale e ricavi annui inferiori ai predetti limiti.

La mancata osservanza degli obblighi sopra indicati comporterà l’applicazione di una pesante sanzione amministrativa pecuniaria pari ad Euro 200.000,00, ad eccezione del caso di deposito tardivo della delibera assembleare che viene sanzionata con una sanzione amministrativa pecuniaria pari ad Euro 50.000,00.

Sotto un diverso profilo, il disegno di legge del 24 settembre 2018 n. 1189, rubricato “Misure per il contrasto dei reati contro la pubblica Amministrazione”, attualmente in corso di esame in commissione 1 e 2 in sede referente, comporterebbe l’inasprimento del trattamento sanzionatorio di alcuni delitti contro la Pubblica Amministrazione previste dal codice penale oltre ad intervenire sul piano sostanziale di alcune fattispecie: invero, in caso di approvazione del DDL n. 1189, verrà disposta l’abrogazione del delitto di “Millantato credito” di cui all’ art. 346 c.p. e il comma 5 del delitto di corruzione tra privati di cui all’art. 2635 c.c. e del comma 3 del delitto di istigazione alla corruzione tra privati dell’art. 2635 bis c.c., con una conseguente circoscrizione dell’area di responsabilità dell’Ente. Il Ddl, inoltre, opererebbe direttamente sull’art. 25, quinto comma del D.Lgs. 231/2001, elevando la durata minima delle sanzioni interdittive in capo all’ Ente ad anni 5 e della durata massima ad anni 10.

Infine, si segnala la proposta di legge della Camera dei deputati del 9 luglio 2018 n. 893, la quale prevederebbe l’introduzione dei reati contro il patrimonio culturale nel codice penale.

Nello specifico, verrebbero introdotte le seguenti fattispecie:

  • 518 bis c.p., che punisce il furto dei beni culturali;
  • 518 ter c.p., che punisce l’appropriazione indebita di beni culturali;
  • 518 quater c.p. che punisce la ricettazione di beni culturali;
  • 518 quinquies c.p. che punisce il riciclaggio di beni culturali;
  • 518 sexies c.p. che punisce l’illecita detenzione di beni culturali;
  • 518 septies c.p. che punisce la violazione in materia di alienazione di beni culturali;
  • 518 octies c.p. che punisce l’uscita o esportazione illecite di beni culturali;
  • 518 novies c.p. che punisce il danneggiamento, il deturpamento, l’imbrattamento e uso illecito di beni culturali o paesaggistici;
  • 518 decies c.p. che punisce il danneggiamento, il deturpamento e imbrattamento colposi di beni culturali o paesaggistici;
  • l’art. 518 undecies c.p. che punisce a devastazione e saccheggio di beni culturali;
  • l’art. 518 duodecies c.p. che punisce la contraffazione di opere d’arte;
  • l’art. 518 terdecies c.p. che punisce i casi di non punibilità;
  • l’art. 518 quaterdecies c.p. che punisce l’attività organizzate per il traffico illecito di beni culturali;
  • l’art. 518 quinquiesdecies c.p. che prevede l’aggravante in materia di tutela dei beni culturali o paesaggistici;
  • l’art. 518 sexiesdecies c.p. che prevede il ravvedimento operoso;
  • l’art. 518 septiesdecies c.p. che contempla la confisca nel caso di condanna o applicazione della pena su richiesta delle parti;
  • l’art. 518 duodevicies c.p. che disciplina il fatto commesso all’estero;
  • l’art. 707bis c.p. che punisce il possesso ingiustificato di strumenti per il sondaggio del terreno o di apparecchiature per la rilevazione dei metalli.

Le suddette fattispecie verrebbero ricomprese nel catalogo dei reati presupposto della responsabilità dell’Ente mediante l’inserimento dell’art. 25 quaterdecies nel D. Lgs. 231/2001.

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