Le novità in materia antiriciclaggio

08 aprile 2019

Le novità in materia antiriciclaggio

Il recepimento in Italia della IV° direttiva comunitaria in materia di antiriciclaggio ha ridisegnato il D.Lgs. n. 231/2007 che dal 29.12.2007 aveva imposto ai professionisti ed a tanti altri soggetti destinatari obblighi stringenti con sanzioni elevate.

La normativa impone due tipi di collaborazione:

  • Una collaborazione attiva costituita dall’obbligo di astensione nonché dall’obbligo di effettuare la Segnalazione di Operazione Sospetta per le operazioni per cui vi è il sospetto che vi sia in essere una operazione di riciclaggio (passata, presente o futura);
  • Una collaborazione passiva costituita dall’obbligo di fare l’adeguata verifica e dall’obbligo di conservare i documenti che sono serviti per l’identificazione.

Dal 4 Luglio 2017 non vi è più l’obbligo di registrare le operazioni nel registro antiriciclaggio.

In sostanza, per ogni nuovo cliente che viene seguito, il professionista deve dapprima capire se deve fare l’adeguata verifica, ossia se la prestazione rientra nella tipologia prevista.

Appurato tale punto, il professionista deve capire con che modalità svolgere l’adeguata verifica ossia la modalità semplificata, rafforzata o ordinaria.

La scelta di tale modalità di adeguata verifica dipende dal livello di rischio che il professionista rileva quando esamina il livello di rischio di riciclaggio associato al profilo del cliente ed al profilo della prestazione professionale che viene richiesta.

All’aumentare del livello di rischio, aumenta l’accuratezza con cui il professionista deve svolgere l’adeguata verifica. Per contro, laddove il cliente è un soggetto destinatario esso stesso della normativa antiriciclaggio (es. banche) o rientra nel novero della Pubblica Amministrazione, il professionista può fare l’adeguata verifica in modalità semplificata.

Stabilito il livello di approfondimento che il professionista dovrà avere, si procede con le seguenti 3 fasi:

– identificare il mio cliente, in genere l’amministratore della società cliente;

– verificare il potere di rappresentanza del mio cliente;

– identificare i titolari effettivi (ossia le persone fisiche che in ultima istanza detengono almeno il 25% del capitale sociale della mia società cliente).

Ovviamente tutto è più semplificato se si tratta di una ditta individuale dove basta acquisire il documento di identità del mio cliente.

Tutti i documenti acquisiti per adempiere all’obbligo di adeguata verifica devono essere conservati nel fascicolo della clientela per 10 anni dall’ultimazione della prestazione.

Con una cadenza annuale o triennale è, poi, richiesto al professionista di verificare che non vi siano indici di anomalia sul cliente per cui è in corso la prestazione professionale (specialmente per gli incarichi di lunga durata dove il professionista rimane in contatto con il proprio cliente per svariati anni e la valutazione del rischio del cliente stesso può variare nel tempo).

Accanto ai fascicoli della clientela, vi è poi il fascicolo antiriciclaggio dello studio dove viene conservata tutta la documentazione comprovante la formazione del personale dipendente in materia (specialmente coloro che aiutano i professionisti in tale compito), le procedure disegnate per il flusso informativo e dei documenti nonché la valutazione del rischio di studio che è funzionale al livello di formazione e organizzazione dello studio stesso.

La verifica della conformità della collaborazione attiva e passiva negli studi professionali è demandata alla Guardia di Finanza che, in sede di accesso, può richiedere la documentazione comprovante l’adeguata verifica su alcuni clienti o su clienti specifici dove vi è magari in corso una indagine.

Le sanzioni amministrative che possono essere irrogate per il mancato rispetto di tali adempimenti sono molto elevate.

Peraltro dal 4 Luglio 2017 è stato dato un compito specifico all’Ordine territorialmente competente di supervisione dell’adeguamento dei propri iscritti a tale normativa, pertanto oltre ai controlli della Guardia di Finanza ci saranno anche le dichiarazioni di conformità da rendere agli Ordini professionali che, in presenza di situazioni di non applicazione della normativa, può irrogare sanzioni disciplinari.

Insomma, tutto va nella stessa direzione e quindi gli studi professionali devono necessariamente strutturarsi per rispettare gli adempimenti previsti dalla normativa per non rischiare di incorrere in sanzioni amministrative e disciplinari.

Dott.ssa Marta Mazzucchi,
Partner del Network Together to Compete di Noverim

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