Le 20 domande più comuni sul Trust

12 novembre 2019

 

  1. Che cosa è il Trust?
    Il Trust è uno strumento giuridico che permette di separare un insieme di beni dalla propria sfera personale, dando loro una particolare “destinazione”. Ad esempio, se destiniamo la casa di famiglia ed un conto corrente a proteggerci il giorno in cui saremo anziani e deboli, oppure a proteggere nostro figlio quando avrà necessità di aiuto, la casa di famiglia ed il conto corrente rimarranno “vincolati” allo scopo assegnato. Nessuno potrà più impossessarsene; nessuno potrà più destinarli ad altri scopi; ogni nostra responsabilità verso terzi non comprenderà mai questi beni, ma soltanto i beni non assegnati in Trust.
  2. Chi sono i soggetti del Trust?
    • Il disponente: è chi possiede i beni, li assegna al Trust e decide per quale scopo debbano essere usati. Davanti al notaio firma un atto istitutivo, con il quale stabilisce come questi beni saranno amministrati, come andranno in successione, come i beneficiari ne godranno e tutte le altre regole necessarie ad amministrare
      e gestire correttamente il patrimonio.
    • Il beneficiario: è chi godrà dei beni. Prima come reddito (durante la vita del Trust) e poi come capitale (al termine del Trust). Di solito il disponente si autonomina anche beneficiario del solo reddito: così potrà godere dei beni fino a che sarà in vita, lasciando poi agli eredi (altri beneficiari) il capitale.
    • Il trustee: è chi si intesta i beni e li gestisce in Trust. Di solito è una Trust company professionale, come DBS Trust Company SpA.
    • Il guardiano: può essere un amico fidato, un parente, un professionista di grande fiducia. Sorveglia l’operato del trustee e verifica che gestisca il patrimonio in modo corretto.
  3. Il Trust è legale?
    Assolutamente sì. Non ha nulla a che vedere con paradisi fiscali o società offshore.
    È riconosciuto dalla Legge italiana, paga regolarmente le tasse e – quando è correttamente istituito e gestito – è giuridicamente tutelato. Chi considera il Trust uno strumento illegale, fino a qualche anno fa poteva sembrare una persona prudente; oggi invece è solo una persona male informata.
  4. Non è pericoloso intestare i propri beni ad una Trust company?
    È un’obiezione ormai superata, che non ha più motivo di esistere. Se il Trust è ben istituito e la Trust company è seria ed affidabile, non si corre assolutamente nessun rischio. Infatti:

    • Una Trust company seria gestisce correttamente i patrimoni affidati dai clienti, esponendo il proprio nome e quello dei propri amministratori alle sanzioni civili e penali in caso di cattiva gestione.
    • Il disponente può sempre avere una forma di riscontro attraverso lo scambio di lettere di intenti che permettono una informazione riservata e trasparente.
    • Il guardiano deve essere informato per ciascuna operazione straordinaria posta in essere dalla Trust company. Il guardiano, in caso di dubbio, può sempre revocare la Trust company e rivolgersi ad un’altra.
    • Una Trust company può avere anche un collegio sindacale: professionisti iscritti ad un albo, responsabili del controllo dell’operato della Trust company.

    Esistono investimenti o operazioni rischiosi: fra questi non rientra in alcun modo il Trust.
    Anche in questo caso, chi dice che il Trust è uno strumento rischioso non è bene informato e dice cose inesatte.

  5. C’è un limite minimo al patrimonio assegnabile in Trust?
    In teoria no. DBS Trust Company SpA si sta impegnando affinché anche i più piccoli patrimoni possano essere assegnati in Trust. Dipende anche dalle prospettive del disponente, che potrebbe decidere di creare un piccolo Trust da giovane per poi farlo crescere per tutta la vita, avendo da subito messo al riparo i propri risparmi.
  6. Quanto costa il Trust?
    Il Trust è uno strumento complesso. Un Trust istituito e gestito a prezzi esageratamente ridotti può nascondere, come sempre in questi casi, grandi rischi. DBS Trust Company SpA si impegna a praticare i prezzi più convenienti in cambio di un lavoro ben fatto. In generale, i costi sono i seguenti:

    • Costi di istituzione: è l’importo dovuto alla Trust company per lo studio di istituzione del Trust. Comprende lo studio della situazione famigliare, della successione, dei rapporti di famiglia, della fiscalità della famiglia e delle imprese ad essa collegate, della governance aziendale. Comprende inoltre l’atto notarile per l’istituzione e per l’assegnazione dei beni.
    • Imposte di donazione: l’assegnazione in Trust può sostituire di fatto la successione. Si pagano le imposte di donazione / successione sui beni assegnati, che in questo momento ancora per poco sono molto favorevoli.
    • Costi di gestione: è un importo annuo pagato alla Trust company per la gestione del Trust: comprende gestione ordinaria, contabilità e dichiarazione dei redditi.

    La somma di questi costi è generalmente molto ridotta rispetto al patrimonio; spesso l’assegnazione in Trust potrebbe
    anche costare meno di una normale successione.

  7. Il Trust ha vantaggi fiscali?
    Il Trust può dare vantaggi fiscali, a norma di Legge, specie in termini di imposta sulle successioni.
    Ma chi istituisce un Trust lo fa per i grandi vantaggi in termine di segregazione, successione, gestione del patrimonio.
    Il vantaggio fiscale non giustifica mai da solo l’istituzione di un Trust.
    Chi istituisce un Trust solo nella speranza di vantaggi fiscali, è destinato a rimanere deluso.
  8. Perché si istituisce un Trust?
    Esistono tante motivazioni, fra cui:

    • Non mi fido più della correttezza del mio coniuge e voglio tutelare ciò che è mio.
    • Voglio tutelare il mio coniuge e voglio che un giorno, quando non ci sarò più, sia protetto come lo è oggi.
    • Mio figlio/a è una brava persona ma… chi sposerà un giorno? Sarà altrettanto corretto con me?
    • Mio figlio/a è troppo giovane… chi prenderà le redini del patrimonio nel caso dovessi mancare?
    • Non riesco più a gestire le mie attività… chi può darmi una mano?
    • Me ne vado dall’Italia. Non voglio possedere più beni qui. Chi gestirà i miei immobili di famiglia? Chi riscuoterà gli affitti? Chi farà manutenzione?
    • Ho paura che una disgrazia possa privarmi del benessere che ho sempre avuto: voglio avere una riserva di sicurezza intoccabile, qualunque cosa accada.
    • Mio figlio è disabile: chi se ne occuperà, un giorno?
    • I miei eredi sono brave persone…. Vorrei intestare tutti i miei beni a loro già da oggi… e se poi non dovessero essere riconoscenti?
    • Vorrei pianificare oggi la mia successione e stare qui i prossimi 40 anni a vedere come funziona, per poi magari modificarla…
    • Mio figlio è in gamba… ma l’altro mio figlio pensa solo a divertirsi. Cambierà? Chi lo proteggerà da se stesso?
      Come fare a razionare il patrimonio perché non possa mai ridursi in miseria, senza penalizzare l’altro figlio volonteroso?
    • Voglio sentirmi libero e senza pensieri. E chi non possiede nulla è libero. E i miei beni sono al sicuro.
  9. Perché assegnare l’azienda di famiglia ad un Trust?
    Perché il Trust diventa l’unico azionista. Le decisioni sono fluide. Le votazioni non sono disperse fra tanti eredi, ciascuno dei quali pensa solo al proprio tornaconto. Il Trust pensa innanzitutto all’azienda, nell’interesse della famiglia.
  10. Quali beni si assegnano in Trust?
    Qualsiasi bene può essere segregato in Trust. In particolare:

    • Titoli di partecipazione in società in genere, fra cui quelle di famiglia.
    • Beni immobili.
    • Denaro.
    • Diritti d’autore.
    • Diritti di credito.
    • Investimenti e polizze.
    • Quote di fondi comuni.
    • Azioni e obbligazioni quotate e non quotate.
    • Aziende.
    • Beni e oggetti preziosi.
    • Collezioni d’arte.
    • Beni di pregio.
    • Altri beni mobili in genere.
  11. Quanto dura un Trust?
    La durata è fissata nell’atto istitutivo e non può superare 90 anni.
    Sarebbe preferibile che il Trust durasse più della vita del disponente: in caso contrario, il disponente riceverebbe ancora in vita i beni da lui stesso assegnati e il Trust perderebbe qualsiasi funzione successoria.
    Il Trust può anche permettere di scavalcare una generazione: ad esempio, il disponente istituisce il Trust a favore del figlio e del nipote (figlio del figlio). Il disponente gode il reddito degli investimenti; il figlio gode per tutta la vita del reddito degli investimenti; il nipote gode del reddito degli investimenti e al termine del Trust riceve il capitale.
  12. Quando non si può istituire un Trust?
    Un Trust permette solo di compiere azioni pienamente legali.
    Non può essere usato per frodare i creditori, né per fuggire dai crediti tributari.
    Il Trust protegge da qualsiasi incidente, purché avvenga dopo la sua istituzione e l’operazione non sia premeditata.
    I patrimoni devono essere ovviamente di provenienza lecita e non possono derivare da evasione o da reati di alcun genere.
  13. Posso riavere i beni assegnati in Trust?
    Solitamente non ha senso riprendere possesso dei beni in Trust. Si vanifica lo scopo successorio e si torna in possesso di beni che invece in Trust erano al sicuro. Ovviamente tutto dipende dal contenuto dell’atto istitutivo e delle “lettere di intenti”.
  14. Non posso più gestire personalmente i beni in Trust?
    Se un bene è destinato a permanere segregato, non può essere direttamente gestito da chi lo ha assegnato al Trust.
    Tuttavia, l’atto istitutivo e le lettere di intenti permettono che il bene sia gestito dalla Trust company proprio in osservanza dei desideri del disponente.
  15. Che cosa sono le “lettere di intenti” o “letters of whishes”?
    Sono lettere con cui il disponente “integra” le volontà espresse nell’atto istitutivo del Trust.
    Con queste lettere, scritte in modo riservato, il disponente comunica al trustee informazioni o novità sulla situazione di famiglia, gli raccomanda di seguire le proprie direttive generali nella gestione dei beni, gli consiglia le opzioni tecniche da intraprendere. Il trustee gestisce gli interessi del Trust armonizzandoli a queste direttive del disponente, purché non siano lesive degli interessi del patrimonio e del Trust.
  16. Perché rivolgersi ad una Trust company? Non posso fare tutto da solo?
    È possibile che il disponente si auto-nomini trustee, risparmiando i costi della Trust company.
    Si tratta del cosiddetto “Trust auto-dichiarato”. Ma la Cassazione ha espresso più volte seri dubbi sulla validità di questo Trust, dove di fatto la segregazione del patrimonio è solo apparente ed il disponente continua a gestire i beni come se nulla fosse cambiato. Il rischio è che il Trust si riveli del tutto inutile proprio nel momento del bisogno e non tuteli in alcun modo il patrimonio segregato. Altrettanto dubbia appare la nomina di un trustee persona fisica: perché rischiare quando esistono Trust company professionali che sanno fare il loro lavoro?
  17. Che cosa succede se la Trust company ha dei debiti o fallisce?
    Al Trust non succede assolutamente nulla. Il patrimonio del Trust è segregato non solo rispetto al patrimonio di disponente e beneficiari, ma anche rispetto al patrimonio del trustee / Trust company.
  18. Non mi fido più della Trust company. Cosa devo fare?
    Se per qualsiasi motivo il rapporto con la Trust company dovesse incrinarsi, il guardiano può con una semplice scrittura notarile rivolgersi ad un’altra Trust company, trasferendo ad essa il Trust. Senza alcuna conseguenza, poiché il Trust è basato sulla fiducia e se questa viene meno, il rapporto deve potersi interrompere con semplicità.
  19. Quali informazioni vengono fornite dalla Trust company sulla gestione del Trust?
    Ogni anno la Trust company deve redigere un bilancio della gestione del Trust e farlo approvare dal guardiano, che vigila sulla gestione contabile. Alle scadenze di Legge, la Trust company invia la dichiarazione dei redditi per conto del Trust.
  20. Perché mai dovrei permettere ad un soggetto estraneo di gestire i miei beni?
    Finché il disponente è in vita, può intervenire nella gestione, modificando l’atto istitutivo e, soprattutto, indirizzando al trustee le letters of wishes.
    La maggiore utilità della Trust company si ha però quando per qualsiasi motivo si perde la governance famigliare.
    È vero che non è piacevole farsi gestire da un estraneo, ma è vero anche che in caso di disgrazia è preferibile la gestione di un trustee già collaudato, piuttosto che di un estraneo improvvisato. Il Trust ha come unico scopo l’accrescimento del patrimonio e il benessere della famiglia: quando gli eredi saranno in grado di proseguire da soli, la Trust company si adeguerà di conseguenza.

Prof. Damiano Montani

I commenti sono chiusi.