Incentivi alla Ricerca e Sviluppo in Italia e in Europa

04 marzo 2019

INCENTIVI ALLA RICERCA E SVILUPPO IN ITALIA E IN EUROPA

Francia, Gran Bretagna e Paesi Bassi sono ad oggi i paesi europei che offrono alle imprese il mix più ampio di incentivi per gli investimenti in ricerca e sviluppo.

Leggermente più indietro l’Italia, che ha puntato da tempo su un piano (meno articolato) basato su maxi-ammortamenti, credito d’imposta e patent box, ridimensionato inoltre con l’ultima legge di Bilancio.

Ciò premesso, analizzando la situazione dei diversi paesi, emerge che alcuni di essi puntano sugli incentivi fiscali, mentre altri prediligono la forma dei finanziamenti diretti.

FRANCIA

Al pari dell’Italia anche la Francia, con il pianoIndustrie de Future”, ha optato per un modello di crescita basato su forme simili di incentivazione.

  • credito d’imposta (tra i più attraenti a livello europeo) del 30% dei costi sostenuti per la ricerca tecnica e l’alta specializzazione fino ad una soglia di 100 milioni di euro e del 5% sull’eventuale eccedenza.
  • maxi-ammortamento del 140% per gli acquisti di macchinari 4.0, ma solo per le imprese minori.
  • incentivi per chi investe in start-up e Pmi innovative, tra cui l’esonero degli utili distribuiti ed un regime agevolato per le plusvalenze basato sul periodo di detenzione delle partecipazioni (abbattimento del 50%, 65% o 85% a seconda che la partecipazione sia detenuta per un periodo superiore rispettivamente a 1, 4 o 8 anni),
  • il credito agevolato di Bpi France per le Pmi e
  • un pacchetto di misure per le imprese qualificabili come innovative.

GERMANIA

Differentemente da Francia ed Italia, la Germania ha invece privilegiato sin da subito i finanziamenti diretti alle agevolazioni fiscali.

  • fondi diretti erogati alle imprese tramite bando, anche attraverso la Kfw (l’equivalente della nostra Cassa depositi e prestiti).
  • Con la «strategia dell’eccellenza», si punta a migliorare la competitività del sistema scientifico ed, in particolare, della Fondazione di ricerca tedesca (Dfg) e delle quattro principali organizzazioni di ricerca non universitarie: la Fraunhofer society, l’Helmoitz association, la Max Planck society e l’Associazione Leibniz.
  • l’esenzione dall’imposta sui redditi per gli investimenti in venture capital in società residenti in Germania ed attive nella ricerca e sviluppo.

GRAN BRETAGNA

La Gran Bretagna, che negli ultimi decenni ha fatto ampio ricorso ai crediti di imposta, ha quale perno della sua attuale strategia e dell’articolato pacchetto di investimenti pubblici:

  • il supporto alla commercializzazione dei risultati dell’innovazione delle imprese, affidato ai cosiddetti «catapults center», ovvero poli specializzati in specifici settori innovativi.
  • la superdeducibilità al 230% (o del 130% a seconda della dimensione dell’impresa) per tre anni dei costi sostenuti per personale qualificato e per consulenza, per l’acquisto di software, macchinari e materiali specializzati e specificamente dedicati alle attività R&S,
  • nonché l’esenzione del 45% dell’investimento iniziale e del 100% della futura plusvalenza da cessione per chi investe nel capitale di start-up ad alto rischio.

PAESI BASSI

Infine, i Paesi Bassi, a differenza dell’Italia, hanno basato la loro intera strategia concentrando gli sforzi su nove settori innovativi, sviluppati grazie alle partnership pubblico-privato che ne curano la programmazione, sotto forma di:

  • incentivi fiscali automatici, tra cui il prelievo ad aliquota ridotta del 5% sugli utili derivanti da attività immateriali per le quali è stato ottenuto un brevetto, i
  • l settore green assume particolare rilevanza beneficiando di ammortamenti accelerati per investimenti in rinnovo ambientale e della deduzione immediata del 36% delle spese eco-sostenibili.

Cfr. articolo C.Margheri e N.Puosi “Incentivi R&S, l’Italia resta indietro nella corsa ai capitali” – Il Sole 24 Ore – 3 marzo 2019 pp. 10