Il futuro dei PIR e lo sviluppo degli ELTIF

22 ottobre 2019

 

I PIR hanno subito un brusco rallentamento in seguito alla recente legge di bilancio che aveva introdotto dei vincoli minimi di investimento sull’AIM (minimo il 3,5% del patrimonio) e sul venture capital (minimo il 3,5% del patrimonio). Secondo i dati di Assogestioni, nel secondo trimestre i fondi PIR hanno registrato una raccolta netta negativa pari a -348,3 milioni e gli AUM (assets under management) totali sono diminuiti a 18,5 miliardi rispetto ai 18,8 miliardi del primo trimestre. È evidente dunque come il cambio di normativa abbia ridotto le masse gestite, portando inoltre alla liquidazione di 3 ETF PIR compliant su Borsa Italiana.

Il decadimento dei PIR potrebbe però permettere l’emergere di un altro prodotto: i fondi ELFIT. ELFIT è l’acronimo di European Long Term Investments Funds, fondi di natura chiusa introdotti dal regolamento comunitario del 2015, che puntano ad avvicinare i risparmiatori retail all’investimento illiquido. Essi appaiono attualmente come lo strumento più credibile per veicolare, attraverso fondi chiusi, le risorse necessarie per sviluppare le PMI.

Aspetto fondamentale degli ELTIF è il fatto che sono volti a canalizzare il risparmio verso investimenti a lungo termine e di carattere infrastrutturale non speculativo. Con essi, è possibile ipotizzare lo sviluppo di canali d’investimento alternativi rispetto a quello bancario. Altro aspetto fondamentale è il focus degli investimenti verso settori improntati alla sostenibilità e alla creazione di benefici economico-sociali.

Così come per PIR, il volano è rappresentato dall’appeal fiscale dello strumento. Infatti i redditi di capitale e diversi derivanti dagli investimenti diretti negli ELTIF o da quelli indiretti (fondi di fondi) da parte di persone fisiche residenti nel territorio dello Stato non sono soggetti ad imposizione. Non si applica poi nemmeno l’imposta sulle successioni in caso di trasferimento mortis causa delle azioni o quote detenute negli ELTIF o in fondi di ELTIF. E’ prevista la detassazione dei capital gain (come per i PIR) per le persone fisiche che investono negli ELTIF somme per un massimo di €150.000 e 1,5 milioni di Euro complessivi (agevolazione che entrerà in vigore nel 2020). Condizioni:

  • Mantenere l’investimento per 5 anni;
  • Patrimonio raccolto da ciascun gestore inferiore ai 200 milioni all’anno (soglia massima complessiva pari a 600 milioni);
  • Investire almeno il 70% del patrimonio in imprese italiane o residenti in uno stato UE, che non operino nel settore finanziario, quotate e non quotate, e con capitalizzazione di mercato inferiore a 500 milioni di Euro;
  • Sono ammissibili all’investimento attività reali di valore superiore a 10 milioni di Euro che generino un beneficio economico e sociale e immobili commerciali o residenziali che contribuiscano alla crescita intelligente, sostenibile e inclusiva o alle politiche energetiche, regionali e di coesione dell’Unione Europea.

A determinate condizioni, l’ELTIF può essere riscattato prima della fine del ciclo di vita del fondo. Come per i PIR esiste un holding period di cinque anni che, se non rispettato, comporta una recapture dei redditi unitamente agli interessi ma senza applicazione delle sanzioni. In caso, tuttavia, di reinvestimento entro 90 giorni in un altro ELTIF o fondo di ELTIF a fronte della cessione/rimborso prima dei cinque anni, l’agevolazione non viene meno.

Unitamente agli ELTIF, è stata introdotta la figura della SIS, società d’investimento semplice, di fatto delle SICAF aventi per oggetto esclusivo l’investimento diretto del patrimonio raccolto in PMI non quotate su mercati regolamentati. Per assumere la veste di SIS è necessario il rispetto di determinate condizioni. In particolare, le SIS (i) devono avere un capitale sociale non inferiore a € 50.000 e un patrimonio netto non superiore a 25 milioni di Euro, (ii) non devono ricorrere alla leva finanziaria. (iii) possono essere partecipate unicamente da investitori professionali e (iv) devono gestire direttamente il patrimonio raccolto. Il legislatore ha concesso a tale nuovo veicolo alcune semplificazioni che consistono principalmente nella disapplicazione di parte delle disposizioni di rango secondario emanate dalla Banca d’Italia e dalla Consob in materia di gestione collettiva. La tassazione dei proventi derivanti dalla gestione del patrimonio della SIS grava, in linea di principio, unicamente in capo agli investitori, in funzione del regime applicabile in relazione allo status fiscale di pertinenza di questi ultimi.

 

Dott. Edoardo Villa

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