Forme alternative di finanziamento: comparazione tra equity crowdfunding e social lending

09 agosto 2019

Il crowdfunding può essere definito come il finanziamento di progetti di vario contenuto da parte di un ampio numero di investitori i quali, a tal fine, conferiscono somme di denaro nella maggior parte dei casi utilizzando piattaforme internet (inserendosi dunque nel contesto della sharing economy). Tale forma di finanziamento ha vissuto una decisiva espansione nell’ultimo decennio, crescita sospinta dalla stretta creditizia in seguito alla crisi finanziaria del 2008 e dallo sviluppo della rete e dei social network con esponenziale aumento delle opportunità commerciali online. È possibile affermare che la nascita di questa forma di finanziamento deriva dal processo di disintermediazione finanziaria nato negli ultimi anni, favorendo il micro-finanziamento dal basso di molteplice persone ed istituti.

Le principali tipologie di crowdfunding sono: donation based, reward based, social lending, equity based e ICO (initial coin offering).

Alcune delle principali piattaforme sono le seguenti: Kickstarter, DeRev, Eppela, Mamacrowd, StartsUp, Ulule, Indiegogo.

In questo articolo si è deciso di approfondire le forme del social lending e dell’equity based dal momento che sono le tipologie che attraggono più risorse e che si configurano come forme sostitutive di finanziamento per le imprese.

L’equity based è inizialmente nato per sostenere i progetti di start-up innovative ma al fine di facilitarne lo sviluppo, con il D.L. 24/01/2015 n.3 si è estesa la disciplina, permettendo l’accesso alle PMI innovative ed in seguito la legge 32/2016 e il D.L. 50/2017 hanno esteso la funzionalità dell’equity based a PMI (anche in forma di S.r.l.), OICR e Società che investono in PMI.

Uno degli attori fondamentali nel processo di crowdfunding è rappresentata dalle piattaforma/portali online di raccolta fondi. Con il D.L. 179/2012 si è stabilito che le quote partecipative di PMI possono costituire oggetto di offerta al pubblico anche attraverso i portali di raccolta di capitali. La gestione del portale è riservata ai cosiddetti gestori di diritto (SIM, imprese di investimento e gestori di varia natura) o gestori autorizzati (iscritti nel registro tenuto dalla CONSOB). Le condizioni generali di iscrizione sono:

  • Forma di S.p.A, Sapa, S.r.l e Società cooperativa;
  • Sede legale/amministrativa in Italia;
  • Possesso dei requisiti di onorabilità e di professionalità per chi detiene il controllo e gli esponenti societari;
  • Adesione ad un sistema di indennizzo a tutela degli investitori o stipula di un’assicurazione professionale.

La diffusione dell’equity crowdfunding è anche imputabile ai benefici fiscali che offre ai potenziali investitori, qui di seguito elencati:

  • Per soggetti IRPEF, detrazione pari al 30% (aumentata al 40% per il 2019) delle somme investite in equity di start-up innovative e PMI innovative è investimento massimo detraibile non superiore ad 1 milione di Euro;
  • Per S.n.c e S.a.s l’importo per cui spetta la detrazione è determinato in proporzione alle rispettive quote di partecipazione agli utili;
  • Per soggetti passivi IRES, detrazione pari al 30% (aumentata al 50% per il 2019) delle somme investite in equity di start-up innovative e PMI innovative è risparmio IRES massimo annuale pari a €. 129.600. Qualora la deduzione sia superiore al reddito complessivo dichiarato, l’eccedenza può essere computata in aumento dell’importo deducibile nei periodi di imposta successivi.

A livello di social lending, vi è una prima distinzione tra piattaforme P2P che “matchano” i potenziali finanziatori con le iniziative e dove il rischio ricade sul prestatore, e le piattaforme balance sheet lending che offrono prestiti assumendosi il rischio dell’eventuale insolvenza (direct lending).

La categoria lending è quella che ha raccolto maggiori risorse a livello globale ed in ottica futura è visto come uno strumento importante di raccolta fondi per tutte le tipologie di imprese, in quanto le società hanno percepito la necessità di individuare forme di finanziamento alternative o complementari al credito bancario per investire, innovarsi e riposizionarsi sul mercato. Attualmente è maggiormente utilizzato in paesi stranieri quali UK e Stati Uniti mentre la raccolta rimane limitata in Italia.

Dal punto di vista operativo, la piattaforma assegna ad ogni soggetto che richiede un prestito un rating sulla base dei principali indicatori patrimoniali-economici disponibili da banche dati (i.e. Cerved e Centrale Rischi), operando di fatto come intermediario finanziario. Il gestore della piattaforma valuta il merito creditizio del richiedente e lo classifica in una categoria di rischio determinando il costo del prestito: i finanziatori possono quindi scegliere il profilo di rischio e il rendimento atteso e sono informati del fatto che il prestito, di regola, non è assistito da garanzie. La piattaforma gestisce i flussi di pagamento tra richiedenti e finanziatori ed è remunerato per mezzo di commissioni proporzionali all’importo del debito e l’importo raccolto.  In aggiunta a ciò, alcuni operatori consentono ai finanziatori di cedere i crediti maturati a fronte dei prestiti concessi, gestendo un vero e proprio mercato secondario. Essendo i finanziamenti non concessi dai gestori della piattaforma ma dai finanziatori, l’attività del gestore non è qualificabile come attività riservata di concessione di finanziamenti nei confronti del pubblico; l’erogazione dei prestiti da parte dei finanziatori necessita di un’autorizzazione qualora venga esercitata con carattere di professionalità nei termini indicati precedentemente (non è configurata come mediazione creditizia). I gestori devono essere autorizzati dalla Banca d’Italia come prestatori di servizi di pagamento/IMEL e dovranno iscriversi nell’elenco degli agenti in attività finanziaria tenuto dall’OAM.

A livello di benefici fiscali, gli interessi derivanti dal social lending sono considerati redditi da capitale su cui viene operata una ritenuta del 26% a titolo di acconto (anche su persone fisiche che abbiano effettuato l’investimento). L’obbligo di operare la ritenuta è posto a carico della sola piattaforma anche se il debitore riveste la qualifica di sostituto di imposta.

Poiché il gestore deve fornire agli investitori tutte le informazioni riguardanti l’offerta in maniera dettagliata, è preventivabile uno sviluppo e una sempre maggiore strutturazione delle piattaforme di crowdfunding per assolvere i propri doveri informativi e per essere in grado di identificare le iniziative che hanno le maggiori probabilità di successo.   Lo sviluppo del mercato dovrebbe dunque consentire lo sviluppo di un mercato del lavoro che attrae risorse e competenze finanziarie, distraendole dagli istituti che sono focalizzati sulle forme di finanziamento tradizionali.

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