Crisi d’Impresa – Strumenti di allerta

06 settembre 2019

ll Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza in attuazione della legge 19 ottobre 2017, n. 155 (Decreto legislativo del 12 gennaio 2019, n. 14), è stato pubblicato in GU del 14.02.2019 n. 38 – Suppl. Ordinario n. 6 ed è entrato in vigore  il 16 marzo 2019. Conseguentemente alla normativa sono cambiate le responsabilità e le modalità di accertamento della crisi e dell’insolvenza delle imprese, le procedure di regolazione e gli obblighi di vigilanza delle imprese che potranno essere assoggettate al futuro fallimento. Pertanto, diventa fondamentale per i professionisti che si occupano di sovraindebitamento, procedure concorsuali, consulenza alle imprese per l’attestazione di piani di risanamento, accordi di ristrutturazione, concordati preventivi, acquisire attraverso una formazione specifica, tutti gli elementi che consentano di assistere gli imprenditori in difficoltà economica.  Il professionista può anticipare la cosiddetta “crisi d’impresa” con alcuni “strumenti di allerta” regolati nella Parte Prima – Titolo I – Capo I del Codice. L’art. 12 definisce in particolare la nozione, gli effetti e l’ambito di applicazione di tali strumenti di prevenzione. Gli strumenti di allerta hanno infatti lo scopo di rilevare tempestivamente gli indizi di crisi dell’impresa e sollecitare l’adozione delle misure più idonee alla composizione della crisi dell’impresa.

L’imprenditore individuale deve infatti adottare misure idonee a rilevare tempestivamente lo stato di crisi ed assumere senza indugio le iniziative necessarie a farvi fronte. L’imprenditore collettivo deve adottare un assetto organizzativo adeguato ai sensi art. 2086 c.c. ai fini della tempestiva rilevazione dello stato di crisi e dell’assunzione di idonee iniziative. Secondo quanto previsto dall’art. 2086 c.c., l’imprenditore, che opera in forma societaria o collettiva, ha difatti il dovere di istituire un assetto organizzativo, amministrativo e contabile adeguato alla natura e alle dimensioni dell’impresa, e attivarsi senza indugio per l’adozione e l’attuazione di uno degli strumenti previsti dall’ordinamento per il superamento della crisi e il recupero della continuità aziendale. Sono pertanto destinatari degli strumenti di allerta gli imprenditori individuali, gli imprenditori collettivi, le imprese agricole, le imprese minori, le imprese soggette a liquidazione amministrativa. Per quanto concerne l’impresa minore soggetta a liquidazione coatta amministrativa la norma prevede la nomina, con i medesimi poteri del collegio, di un commissario tra gli iscritti all’albo speciale dei soggetti incaricati dall’autorità giudiziaria delle funzioni di gestione e di controllo nelle procedure di cui al codice della crisi e dell’insolvenza. L’apertura della procedura di composizione assistita della crisi non costituisce peraltro causa di revoca degli amministratori e dei sindaci. Gli strumenti di allerta non trovano applicazione per le grandi imprese, i gruppi di imprese di rilevante dimensione e le società con azioni quotate in mercati regolamentati, o diffuse fra il pubblico in misura rilevante secondo i criteri stabiliti dal regolamento CONSOB concernente la disciplina degli emittenti. Le imprese escluse possono tuttavia beneficiare di una serie di misure premiali, così come previste dall’art. 25 soltanto ove ricorrono le condizioni di tempestività sancite dall’art. 24.

Il debitore può accedere al procedimento di composizione assistita della crisi – che viene svolto in modo riservato e confidenziale presso l’Organismo di composizione della crisi d’impresa (OCRI) – all’esito della procedura di allerta od anche prima della sua attivazione. Il procedimento di composizione assistita della crisi ha pertanto natura discrezionale, riservata e confidenziale ed il debitore può accedere a tale meccanismo anche prima dell’attivazione della fase dell’allerta.

Al fine di agevolare il ricorso alle procedure di allerta e composizione assistita della crisi, l’attivazione da parte dei soggetti qualificati, nonché la presentazione da parte del debitore dell’istanza di composizione assistita della crisi, non costituiscono causa di risoluzione dei contratti pendenti, anche se stipulati con pubbliche amministrazioni, né di revoca degli affidamenti bancari concessi e sono inefficaci i patti contrari. La pendenza di una procedura di regolazione della crisi e dell’insolvenza fa consequenzialmente cessare gli obblighi di segnalazione e, se sopravvenuta, comporta la chiusura del procedimento di allerta e di composizione assistita della crisi.

Dott. Diego Di Bellonio

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