Credito d’Imposta per Ricerca & Sviluppo – Indebita compensazione e credito non spettante

08 novembre 2019

 

Il credito di imposta di cui alla Legge 190/2014 agevola (nella misura del 25-50%) i costi sostenuti dalle aziende per la loro attività in ricerca e sviluppo.

Per ritenersi agevolabili, i progetti devono rispettare i requisiti di novità, creatività, incertezza, sistematicità e replicabilità del Manuale di Frascati dell’OCSE e quanto riportato dalla disciplina comunitaria in merito.

I criteri di classificazione descritti nel manuale assumono rilevanza per stabilire se le attività per le quali viene richiesto il beneficio soddisfino effettivamente i requisiti per rientrare in una delle tre categorie di ricerca e sviluppo agevolabili.

A titolo esemplificativo, dunque, non rientrerebbero nel novero delle spese RS i costi relativi alla realizzazione di prodotti o processi che non soddisfano le caratteristiche di cui sopra, che rappresentano, per esempio, l’adozione di una tecnologia già esistente o un suo mero adattamento alle particolari esigenze dell’azienda.

A causa dell’elevato livello tecnico richiesto per decretare l’effettiva attribuzione ad una specifica tipologia di ricerca, è possibile incorrere, in fase di controllo, in incertezze interpretative sui concetti di innovazione delineati dal Manuale di cui sopra, che possono sfociare in pesanti sanzioni per l’imprenditore.

Le sanzioni a cui il rappresentante legale può andare incontro sono di due tipi:

  1. Sanzioni per indebita compensazione di un credito inesistente per mancanza del requisito costitutivo: sanzione paritaria a tutti gli effetti ad un comportamento disonesto dell’azienda. In questo contesto vi sono due reati che vanno a delinearsi:
    • Indebita percezione di erogazioni a danno dello Stato, che prevedere una reclusione da 6 mesi a 3 anni;
    • Truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, che prevede la reclusione da 2 a 7 anni e pagamento di sanzioni fino a tre volte superiore al credito recepito;
  2. Sanzione per utilizzo di un credito di imposta non spettante, per la quale la sanzione è pari al 30% del credito compensato.

Per cifre compensate superiori a 50.000 EURO si avviano inoltre le indagini penali.

Per tutelarsi dall’indebita compensazione e incorrere quindi nelle pesanti sanzioni descritte, l’impresa deve saper dimostrare di avere i requisiti per accedere all’incentivo.

Cosa fare dunque per non incorrere in dubbi interpretativi e godere serenamente del beneficio?

  • Innanzi tutto, occorrerebbe pianificare attentamente le spese da sostenere e affidarsi ad una consulenza tecnica e fiscale competente che possa, in fase ante, guidare e sostenere l’imprenditore nelle sue scelte.
  • Produrre una serie di deliverable e di prove che possono semplificare gli eventuali controlli da parte dell’Agenzia;
  • Produrre una relazione, firmata dal responsabile tecnico di progetto che sappia delineare l’attività della Società e la sua posizione nel settore di riferimento, le finalità dei progetti, gli obiettivi realizzativi, le risorse impiegate, i costi sostenuti e i risultati ottenuti. A questo proposito, l’Agenzia delle Entrate, è intervenuta solo quest’anno, con la Circolare 8/E del 10 aprile 2019, in cui delinea i contenuti che la stessa relazione deve contenere.

E’ possibile appellarsi all’oggettiva confusione e incertezza interpretativa che aleggia sulla normativa di riferimento, limitando ai casi palesemente fraudolenti le sanzioni per indebita compensazione e quindi regolare la propria posizione sulle più leggere penalità dell’utilizzo di un credito non spettante.

Comunque, vista anche la possibile proroga dell’agevolazione di cui si sta discutendo in questi mesi, è auspicabile la pubblicazione, da parte delle autorità competenti, di un documento sistematico che ponga l’impresa a non essere suscettibile di sanzione per un’errata interpretazione.

 

Dott. Marco Frascaroli

I commenti sono chiusi.